C'era una volta il fascino dell'Est. Dalla primavera di Praga son nate città senza più stagioni
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C'era una volta il comunismo, c'era una volta un mondo diviso in due blocchi, c'era una volta un mondo che oggi non esiste più. Da Praga, a Berlino, da Budapest, a Belgrado, il capitalismo ha marcato il territorio come fanno i cani. Le prime cose che incontri sono i simboli tradizionali del capitalismo, della globalizzazione, Coca Cola e McDonald's a cui poi si sono aggiunti ovviamente come un gregge al pascolo tutti gli altri. L'Est Europa non ha ancora perso pienamente la sua tipicità che ancora in qualche angolo si può respirare, a partire dalla sua architettura tipica del periodo socialista, quella che non si è ancora potuta spazzare via, però ne è stata minata e compromessa profondamente, alla radice, la sua storia ed identità recente, quella nata dal socialismo, quella che ti faceva dire andiamo di là, oltre il muro, di là dove c'è il socialismo. Tutte le città sono uguali, trovi le stesse cose, gli stessi negozi, gli stessi oggetti, hanno lo stesso stile, e non ti dicono più nulla. Certo, l'arte che hanno ereditato, soprattutto dall'Impero Austroungarico lì dove questo è stato presente, le renderà belle ed eleganti come poche, ma si rimarrà oramai con l'amaro in bocca. Il capitalismo ha omologato il mondo facendo peggio del comunismo. Si contestava il comunismo anche perchè voleva l'uguaglianza, il capitalismo l'uguaglianza l'ha ottenuta, ma non sui diritti sociali, sui diritti civili, sui diritti delle persone, e dei lavoratori, ma sulle cose che consentono di fare profitto. Il marchio di questa società oramai è ovunque, che vai a New York, o nel centro di Praga, o di Londra o Vienna, ti sembrerà di essere nello stesso posto. C'era una volta l'Est, quello che non esiste più e che si è perduto nel furore di quell'anticomunismo che a partire da primavere come quelle di Praga hanno prodotto città senza più stagioni. Si racconterà dei carri armati sovietici, si santificherà Palach, mentre gli altri anticomunisti che lo hanno emulato son finiti nel dimenticatoio in una città che ha odiato il comunismo come poche.
Praga è un vero caso da questo punto di vista, ha fatto anche peggio di Budapest, dove almeno i resti del comunismo li puoi vedere in uno spazio museale appena fuori la città. Praga ha spazzato via ogni traccia, diffondendo in lungo e largo monumenti, targhe, pannelli contro il comunismo, passando dal muro di John Lenon,
al memoriale orripilante dedicato alle vittime del comunismo,
da statue comuniste distrutte, ad edifici storici, come il meraviglioso hotel Internazionale, realizzato dai comunisti, dove la stella rossa è stata sostituita da una stella verde,
all'antenna TV, capolavoro dell'ingegno comunista, assediata dai Babies e da ondate di turisti che hanno trovato la città perfetta per assimilare nazismo e comunismo, per quanto ai turisti possa interessare di storia, cioè poco e niente.
Praga è una bellissima città dove si è demonizzato il socialismo, equiparandolo al nazismo, criminalizzando l'idea. Certo, non si tratta di essere nostalgici, il comunismo per chi lo ha vissuto da quelle parti sicuramente non è stato rosa e fiori, le narrazioni oramai sono tutte unilaterali, ma il comunismo era qualcosa di più profondo rispetto a ciò che è stato e si è materializzato con lo stalinismo. Oggi se a Praga alzi un pugno chiuso rischi forse di essere visto come se stessi facendo il saluto romano fascista in una società dove oramai i sentimenti contro l'ideologia, sono la norma, per aver fatto nascere l'epoca senza ideale del gran demone capitalista che ha reso le città tutte uguali e senz'anima.
mb
Commenti









Come nella canzone degli Offlaga....
RispondiEliminaCome se il comunismo od il socialismo non abbia omologato e spazzato via altre colture. Come ad esempio la migrazione forzata delle minoranza germanofone in Jugoslavia, oppure l'esodo Giuliano dalmata, od ancora lo spostamento forzato di tedeschi, polacchi ed ucraini in Asia centrale, l'abbattimento del castello di Kaliningrad und so weiter....
I simboli del socialismo poi omologavqno come il capitalismo: ricordo da piccolo la Cokta e la Čedevita, che trovavi in tutta la Jugoslavia e che a me evocano ancora quel mondo.
Di questi immigrati italiani tanto affascinati da est non se ne può più....
Qua in Friuli ne ho viste di cotte e di crude: meridionali che si inventavano di sana pianta di avere parenti dei Balcani, gente farsi la tessera della biblioteca di Nova Gorica senza conoscere una š di sloveno, gente che mi correggeva in maniera isterica quando dicevo il nome di una città in italiano, od ancora gente che mi dava del fascista perché a Pirano rivendicavo il mio sacrosanto diritto di parlare in italiano; considerando che parlo correttamente 4 lingue e che questi sono rimasti fermi all'italiano, almeno si fossero sforzati di imparare un po' di sloveno...
Od ancora talijani dire "Pahor non é il mio presidente" (grazie al cazzo, sei italiano!)
Od in Ultimo gente fomentare il peggiore nazionalismo slavo senza neanche rendersene conto...
Un consiglio: impiegate il tempo ad imparare una nuova lingua a vostro piacimento se siete tanto affascinati da quel mondo, invece di scrivere cazzate su internet.