Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Quando a Capodistria la Jugoslavia si oppose all'apertura del consolato italiano perchè "c'erano pochi italiani"

 


In un bel palazzotto rosa sulle rive capodistriane sventolano la bandiera europea e quella italiana. Siamo in via Belvedere, una delle vie più suggestive della città istriana dove lo sguardo si perde nella bellezza del golfo di Trieste. Eppure la storia di questo consolato è stata travagliata, tutt'altro che scontata. Ad esempio in un documento conservato negli archivi della CIA  del 16 luglio 1954 si relaziona dello stato delle cose tra Italia e Jugoslavia sulla questione di Trieste. Si relaziona delle proposte e scambi di vedute tra l' ambasciatore Brosio per parte italiana, e Velebit per parte jugoslava. Tra i punti di scontro c'era la questione del consolato italiano a Capodistria. L'Italia insisteva per aprirlo, ma la Jugoslavia, per voce di Velebit, si rifiutava con fermezza, motivando che c'erano pochi italiani e che in base alle condizioni di reciprocità sarebbe stato invece favorevole all'apertura del consolato italiano fuori dall'aria del TLT, ad esempio verso Lubiana.

Una motivazione politica che chiaramente aveva come scopo il fatto di non aver alcuna rappresentanza italiana in quella zona contesa, per evitare qualsiasi legame con l'Italia. A Capodistria secondo il censimento austroungarico del 1900 vivevano 7205 italiani, 391 sloveni, 167 croati e 67 tedeschi. Dopo le vicende del Trattato di Pace la popolazione si ridusse in modo considerevole per arrivare ai numeri non felici di oggi. Ma per i "rimasti", nessun legame istituzionale e politico con l'Italia doveva esserci. Sarà solo con il testo ufficiale del 1954  qualche mese dopo che si arriverà invece all'accordo che consentirà l'apertura della sede consolare italiana a Capodistria secondo la condizione della reciprocità che vorrà a Trieste la rappresentanza jugoslava:


Uffici per lo svolgimento delle funzioni consolari

Lettera dell'Ambasciatore d'Italia a Londra all'Ambascíatore di Jugoslavia:

Ho l'onore di riferirmi al Memorandum d'intesa parafato oggi a Londra e di chiedere se il Suo Governo è d'accordo a che il mio Governo apra un Ufficio in Capodistria per lo svolgimento delle funzioni consolari nei riguardi del territorio che verrà sotto l'amministrazione jugoslava in base alle disposizioni del Memorandum sopra menzionato. Nel caso che il Suo Governo sia d'accordo il mio Governo si propone di nominare un Console a capo di tale Ufficio. Sono in grado di dichiarare che il mio Governo, per parte sua, è pronto ad approvare la conversione della rappresentanza jugoslava a Trieste in un Ufficio per lo svolgimento delle funzioni consolari nei riguardi del territorio che verrà sotto l'amministrazione italiana ai termini del Memorandum d'intesa.

Risposta dell'Ambasciatore di Jugoslavia a Londra all'Ambasciatore d'Italia:

Ho l'onore di accusare ricevuta della Sua lettera in data odierna e di ringraziarLa per la proposta del Suo Governo relativa alla rappresentanza del Governo jugoslavo in Trieste. Il mio Governo si propone di nominare un Console Generale come Capo della sua rappresentanza a Trieste.

Il mio Governo è d'accordo, da parte sua, per l'apertura da parte del Suo Governo di un Ufficio in Capodistria per lo svolgimento delle funzioni consolari nei riguardi del territorio che verrà sotto l'amministrazione jugoslava.

 

Interessante notare anche la piantina allegata nella documentazione prodotta dalla CIA. Capodistria è riportata solo in italiano e non come Koper, come invece accadrà in altri documenti dove però il primo nome sarà sempre Capodistria seguito tra parentesi da Koper, il nome sloveno della città istriana.

mb

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