Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

FVG e mafie: la collocazione geografica ne fa un crocevia naturale per traffici di ogni tipo e attrae l'attività di riciclaggio


La relazione della DIA per il primo semestre 2020 dedica quasi quattro pagine alla nostra regione. Nel giro di pochi anni si è passati da poche righe a quattro pagine, ciò a dimostrazione di quanto la questione delle mafie sia oramai un problema non da poco conto anche qui, nell'estremo nord est. Infatti nella relazione si parte evidenziando come "il Friuli Venezia Giulia rappresenta, ormai da tempo, un territorio di possibile espansione della criminalità organizzata, sempre orientata ad individuare nuove aree da infiltrare e capace di operare anche in ambito transnazionale. La collocazione geografica del territorio ne fa un naturale crocevia per i traffici, legali e non, di persone e di ogni tipo di merce". Si ricorda ad esempio  il sequestro effettuato, il 21 febbraio 2020, dalla Guardia di finanza nel porto di Trieste, di circa 55 tonnellate di sigarette di scarsa qualità provenienti dalla Turchia, introdotte nel territorio nazionale con una modalità finalizzata ad eludere il pagamento dei dazi doganali. Si parla della questione della rotta balcanica

Si evidenzia che "la regione costituisce il punto di accesso in Italia della cosiddetta “rotta balcanica” (direttrice Bosnia Erzegovina-Croazia-Slovenia), attraverso la quale vengono immessi i carichi di stupefacenti. Indicativo nel senso appare il sequestro effettuato dai Carabinieri, il 9 maggio, di oltre 40 kg. di cocaina occultata nei serbatoi di un autoarticolato. Il mezzo era condotto da sloveni che erano partiti da Ljubljana (SLO) e che si dirigevano, verosimilmente, a Roma. Sempre lungo la tratta balcanica tentano l’ingresso clandestino extra-comunitari, soprattutto pakistani, afghani e indiani, spesso vittime di tratta e sfruttamento. Il progressivo aumento del fenomeno migratorio ha comportato la necessità di adottare una strategia di contrasto in termini di prevenzione e repressione, attraverso un sempre maggiore coordinamento internazionale".

Il problema è anche quello del riciclaggio.  "Negli ultimi anni il territorio della regione è stato interessato da attività di riciclaggio di dimensione transnazionale. Alcune opportunità sono state favorite dagli ingenti investimenti connessi con la realizzazione di grandi opere, che hanno attirato anche i capitali di provenienza illecita. Tra tutti, i lavori di ampliamento dell’autostrada A4 e del porto di Trieste. Proprio quest’ultimo sedime è in fase di espansione, in virtù del particolare status di “porto franco ampliato”, che richiede importanti potenziamenti infrastrutturali.
Si ricorda l'operato della mafia calabrese.  "In particolare, soggetti riconducibili alla ‘ndrangheta hanno dato luogo a tentativi di infiltrazione in ambito commerciale nei settori del trasporto in conto terzi e delle frodi finanziarie".

Per quanto afferisce alla criminalità campana, accanto al riciclaggio, si aggiungono le estorsioni, le truffe e le frodi fiscali, oltre al tradizionale traffico di stupefacenti".  Particolare attenzione, si legge nella relazione,  deve inoltre essere posta al fenomeno della gestione e dello smaltimento illegale dei rifiuti. Le attività investigative del gennaio hanno evidenziato l’operatività di aziende che, pur estranee ad ambienti mafiosi, hanno dimostrato una spiccata attitudine ad incrementare i margini di profitto senza preoccuparsi del danno all’ambiente ed alla salute pubblica.  

Così come anche la criminalità straniera non è mica assente all'appello. Giusto per non farci mancare niente in FVG. "Si tratta per lo più di sodalizi costituiti da pakistani, afghani e maghrebini, attivi nel traffico di marijuana e hashish, nonché di nigeriani specializzati nello spaccio di eroina e cocaina, in provincia di Udine. Gli albanesi risultano attivi nei reati contro il patrimonio e nel narcotraffico, come evidenziato dall’operazione “Eat Enjoy”, conclusa l’11 giugno 2020. L’indagine della DDA di Trieste  ha portato all’arresto di n. 26 elementi inseriti in una stabile organizzazione albanese che importavano stupefacenti dall’Olanda (Rotterdam). Tra i soggetti coinvolti è emersa anche la figura di un esponente del clan GALLICO di Palmi (RC), già coinvolto in passato in analoghe inchieste. La criminalità cinese si rivolge, come in altri contesti territoriali, all’interno della propria comunità. Al riguardo oltre allo sfruttamento della prostituzione, in qualche caso, è stata evidenziata l’evasione delle imposte".

Insomma la situazione è in costante peggioramento e la politica regionale è realmente in grado di affrontare questa sfida? Dubbi persistono.

mb

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