L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Il richiamo dell'ambasciatore italiano dall'Egitto è stato solo un bluff? O se ne sono pentiti?


L'audizione di Matteo Renzi nella commissione d'inchiesta sull'uccisione di Giulio Regeni è una di quelle che ha lasciato forse più esterrefatti su diverse questioni ma anche no a dirla tutta conoscendo in realtà il personaggio.   

"Qualsiasi valutazione non può che partire dall'aspetto umano" ha detto, debuttando, nella seduta del 24 novembre. "Il pensiero va alla famiglia" ha ripetuto più volte. Quella famiglia che è stata tradita dalle politiche delle nostre istituzioni a partire dal ritorno dell'ambasciatore in Egitto.  "Se avessimo saputo prima, forse, saremmo potuti intervenire. Fummo avvisati soltanto il 31 gennaio". Ha detto Renzi. Ma La Repubblica ha ricordato che "nel pomeriggio è arrivata una precisazione dal ministero degli Esteri: "In merito alle dichiarazioni rese oggi dall'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Commissione d'inchiesta sull'omicidio di Giulio Regeni, la Farnesina precisa che le Istituzioni governative italiane e i nostri servizi di sicurezza furono informati sin dalle prime ore successive alla scomparsa di Giulio il 25 gennaio 2016. Il ministero degli Esteri ricorda inoltre che tutti i passi svolti con le più alte Autorità egiziane sono stati ampiamente documentati e resi noti alle Istituzioni competenti a Roma dall'Ambasciatore Massari nelle sue funzioni di Ambasciatore d'Italia al Cairo".

Non c'è molto da dire. Il personaggio è fatto così.  Ha affermato addirittura che Al Sisi ha risposto alle domande della stampa italiana, la tutor di Giulio no. Al Sisi era un pilastro nella lotta al terrorismo internazionale, ci sentivamo spesso, e bla, bla bla, ha ricordato. Bla, bla, bla che ricordavano le storielle raccontate da Berlusconi. Che bravo che era questo Al Sisi. E poi sulla questione del richiamo dell'ambasciatore italiano ha affermato che "l'abbiamo richiamato perchè allora avemmo la sensazione che non avesse colto fino in fondo la nostra risolutezza nel chiedere la verità, era un gesto estremo, so che c'è una valutazione anche adesso, ed in una fase come questa non ritirerei l'ambasciatore ma invierei un inviato speciale".  Un inviato speciale!

Insomma erano tanto amici, si parlavano così tanto che Al Sisi non aveva capito la gravità della situazione? A quanto pare, ma a questo punto sorge un interrogativo. 

Il richiamo dell'ambasciatore italiano dall'Egitto è stato un bluff? Visto che i rapporti tra Italia ed Egitto sono continuati dietro le quinte? È stata una mossa politica teatrale? Oppure un gesto di cui si sono pentiti? Perchè questa è la sensazione che si matura ascoltando il racconto a piede libero di Renzi. Magari ci si sbaglierà eh.

Eppure quel gesto è stato l'unico che paradossalmente ha prodotto dei frutti minimi ma li ha prodotti stante l'assenza della cooperazione giudiziaria tra Italia ed Egitto che continua ancora oggi. E anche su questo punto Renzi ha affermato una cosa incredibile. Ha detto che grazie alla cooperazione giudiziaria la procura di Roma è nelle condizioni di concludere il lavoro. Ha risposto sul punto il presidente della commissione d'inchiesta  "non risulta agli atti della Commissione alcuna collaborazione da parte egiziana nelle ore immediatamente successive al rapimento di #GiulioRegeni. Risultano invece tre diversi tentativi di depistaggio supportati dalle autorità egiziane".

Così come si deve riflettere sul fatto che più di una volta abbia puntato il dito sulla pista inglese e sulla reticenza che c'è stata in Inghilterra, nonché sul fatto che ha parlato sempre di responsabilità degli egiziani,  che significa tutto e niente, visto che Giulio è stato ucciso dal regime di Al Sisi e non da generici "egiziani".

mb

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