Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

Rinunciamo ad Alitalia per collegarci con Roma e Milano. Rivolgiamoci ad altre compagnie


Da un lato hai tutta la retorica che da cent'anni a questa parte evidenzia quanto sia importante Trieste per l'Italia. Centinaia di migliaia di morti per sottrarla all'Impero Austroungarico cosa vuoi che siano. Dall'altro lato hai la realtà che ti sbatte in faccia una società che vede la nostra regione continuare ad essere considerata marginale, estremamente periferica e forse neanche "italiana". Quante volte, anche oggi, nel 2020, si continua a sentire che Trieste è in Slovenia? Siamo una elegante periferia, ma pur sempre periferia. Ed il fatto che la fantomatica compagnia di bandiera, Alitalia, nazionalizzata, "isoli" la nostra regione è un qualcosa che dovrebbe far inalberare anche il più zen dei nostro corregionali. Tralasciando il fatto se sia ancora oggi necessario avere una compagnia di bandiera, tralasciando la questione di quanto al nostro Paese costi e sia costata ad oggi il carrozzone Alitalia, non possiamo rinunciare ai collegamenti con le due capitali italiane. Roma, quella politica, Milano, quella economica. E' anche una questione di principio. Siamo consapevoli che esiste anche nella nostra regione chi non aspetta l'occasione giusta che affossare definitivamente il nostro scalo per chiuderlo. Costato anche questo un bel pò di soldini pubblici, ora privatizzato e che sta aspettando il suo definitivo rilancio. Purtroppo l'emergenza coronavirus è stata una mazzata tremenda, ma è soprattutto nei momenti di difficoltà che la solidarietà nazionale e del sistema Paese deve farsi sentire. Visto che la mano non viene tesa e continuiamo a rimanere ai margini del mondo, a questo punto è il caso di salutare Alitalia, e guardare ad altre compagnie, magari low cost, che possano a prezzi accessibili garantire anche alla gente comune di essere collegati  via area con Roma e Milano. Non dovrebbe diventare una questione di principio, ma a questo punto, lo è.

mb



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