Un
documento articolato, lungo, lunghissimo, che si conclude con una decina di proposte. Il documento dell'ANP, la nota associazione nazionale dei dirigenti scolastici, già associazione nazionale presidi, nasce in relazione a quanto accaduto con l'emergenza coronavirus a partire dalla questione della DAD, la didattica a distanza che in sostanza a detta di costoro andrebbe mantenuta. Ed interviene formulando delle proposte su come ripartire a settembre. Invece sarebbe bene chiuderla qui con la fallimentare esperienza della didattica a distanza. Sono secoli che la scuola funziona nello stesso modo, in presenza, e non si intravedono necessità perchè la DAD debba continuare ad esistere anche da settembre. Sappiamo bene tutti quello che è successo. Dall'esclusione, ai problemi tecnologici, a quelli anche di natura psicologica. Dunque, stop con la DAD e che a settembre si ritorni in classe in presenza, eventualmente rivedendo il tempo scuola. Più spazi, più classi con meno studenti e più insegnanti. Le risorse si possono trovare. Ad esempio basta comprare meno F35. Per dirla tutta. L'ANP sostiene che sia necessario potenziare l'autonomia scolastica. Invece è necessario proprio il contrario. Fermare il processo fallimentare dell'autonomia scolastica che ha introdotto la logica della scuola azienda. Le scuole oggi non sono in una rete effettiva di collaborazione, ma sono in competizione tra di loro. L'autonomia va stoppata. Sostengono in questo documento che si devono eliminare "i vincoli burocratici e gli ostacoli organizzativi
che impediscono ai dirigenti di assumere con la dovuta celerità le
decisioni inerenti alla gestione delle risorse umane, economiche e
logistiche. Così come si deve ridurre – e auspicabilmente eliminare – la
tendenza del Ministero dell’istruzione a dettare regole di gestione del
quotidiano, soprattutto in materia di personale". Ovviamente una roba del genere è totalmente inaccettabile. E' un concetto che va fermato dalla sua origine. Anche se in parte innato da quando la figura del preside è stata mutata in quella di dirigente. Così come non deve esistere la riforma degli organi collegiali come costoro la vorrebbero, o meglio, la sognano. Così scrivono: "Aggiornamento delle competenze attribuite agli organi collegiali,
attraverso una revisione del testo unico di cui al d.lgs. 297/1994 per
evitare disfunzionali sovrapposizioni e conflitti con le prerogative
dirigenziali". Anche questo è una proposta semplicemente inaccettabile. Il conflitto fa parte del sale della scuola, ma scuola non ha bisogno di comandanti e marinai. Le opposizioni alle prerogative dirigenziali sono fondamentali anche per salvaguardare la stessa tenuta democratica della scuola. Poi parlano dell'introduzione di "un vero e proprio
middle management, da
inserire nel livello professionale dei “quadri”, con funzioni di
supporto al potere organizzativo detenuto dalla dirigenza scolastica". Ovviamente anche questo è un qualcosa che non deve esistere perchè significherebbe perfezionare il quadro della scuola azienda. Invece sarebbe il caso di ridimensionare il ruolo del dirigente e ritornare alla vecchia figura del preside. Altri punti delle proposte sono invece accettabili, come ad esempio l'incremento delle risorse umane a disposizione delle istituzioni scolastiche.
Notarsi comunque che parlano di risorse umane. Lo stesso linguaggio che si usa nel mondo aziendale, nel settore privato. Così come giusto è sostenere l'incremento delle risorse economiche da destinare alla scuola.
Il punto è che gli elementi cardini di questo documento lasciano ben intendere in che direzione la scuola sta andando da decenni. Proposte legittime, ci mancherebbe, ogni associazione è libera di proporre ciò che vuole, ciò che desidera, ciò che sogna, poi però bisogna capire quanto queste proposte vadano oltre il loro essere semplicemente una proposta e magari essere poi recepite da qualche ministro o dalla politica. L'attenzione dunque deve essere alta.
mb
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