I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Inciampando sulla storia





Dal 1992 si è diffusa un pò ovunque l'iniziativa dell'artista tedesco sconosciuto ai più fino a quel momento e diventato famoso grazie alle sue pietre d'inciampo, Gunter Demnig. Un piccolo blocco quadrato di pietra (10x10 centimetri), ricoperto di ottone lucente, posto davanti alla porta della casa nella quale ebbe l’ultima residenza un deportato nei campi di sterminio nazisti: ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno ed il luogo della deportazione, la data della morte. In Europa ne sono state installate già oltre 70.000. Questo è quanto si può leggere nei vari siti che parlano di queste pietre. Il costo medio è di 150 euro, a volte provvedono i Comuni, a volte le comunità. Iniziativa che divide, non tanto per il valore simbolico che avrebbe, ma per la funzionalità, l'efficacia e anche perché spesso queste pietre sfuggono all'attenzione dei più soprattutto in una società frenetica come la nostra e distratta.
Pietre d'inciampo, ma in realtà non inciampi, non cadi, e ci mancherebbe, le calpesti se non le vedi, e se le vedi, se interessato, ti chini per leggere cosa raccontano, quale storia di deportato in qualche campo di concentramento nazista. Altrimenti, vai avanti come se niente fosse. Accade che a Trieste ora si propongono pietre d'inciampo che ricorderebbero altre vicende storiche totalmente sconnesse da quelle  che le pietre"originarie" dovrebbero ricordare. Il tutto in quel contesto generale dove da tempo in modo anistorico si equipara l'Olocausto con le vicende delle foibe, dove si sono inventati il concetto di martiri delle foibe. Dove hanno mescolato vittime innocenti, con vittime che innocenti certamente non lo erano, c'erano anche dei criminali nazifasciti nelle foibe. E quale il martirio? Sacrificio di cosa? Non è dato sapere. Una mescolanza che nuoce gravemente alla memoria di chi vittima innocente delle vicende del confine orientale. Insomma, si inciampa sulla storia, e in cattivo modo, ancora una volta ciò accade a Trieste, città che non riesce a sganciarsi da quel tormentato '900, perché puntualmente c'è chi tira il freno a mano riportandola in modo antistorico indietro. A chi giova tutto ciò?

mb

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