Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

"Non andate a farvi le vacanze in Egitto". Meno Sharm El Sheikh e più etica per un diverso turismo

L'Egitto ha bisogno come il pane e come il vino o l'acqua nel deserto del turismo. Per questioni economiche, visto che va a determinare circa il 20% dell'economia, per questioni di legittimazioni politiche, per questioni di immagine.
E' un Paese meraviglioso, salvo che per una piccola particolarità. E' retto da una brutale dittatura dove i diritti umani diventano cibo per squali. Quello che ha dovuto subire Giulio dovrebbe illuminare le menti di tutti noi. Un segnale va dato e dipende anche da noi, semplici cittadini che possiamo fare tanto. Da quando l'ambasciatore è stato rispedito in Egitto, dopo quell'annuncio di ferragosto nel 2017, i rapporti tra Italia ed Egitto hanno ripreso a decollare anche meglio di prima, nel frattempo, il cammino per la verità e giustizia per Giulio si è fermato. A livello processuale. Università, agenzie, enti, istituzioni, tutti a promuovere l'Egitto come luogo dove andarsi a fare le vacanze. Nel sito della Farnesina si legge che "si raccomanda di evitare i viaggi non indispensabili in Egitto in località diverse dal Cairo e da Alessandria, dai resorts situati a Sharm el-Sheikh, sulla costa continentale del Mar Rosso, nelle aree turistiche dell'Alto Egitto e di quelle del Mar Mediterraneo, ove mantenere comunque elevata la soglia di attenzione in quanto, seppur sottoposti a controllo da parte della autorità di sicurezza, non possono essere considerati immuni da possibili minacce."  Paese mai dichiarato insicuro.



E dove i principali problemi di sicurezza sarebbero dovuti alla criminalità locale o terrorismo, non si fa alcun cenno alle modalità operative della dittatura egiziana. Anzi, questa dittatura viene addirittura premiata. E' successo con la Germania dove il presidente Abdel Fattah El Sisi ha ricevuto l'Ordine di San Giorgio di Dresda del Semper Opera Ball, "in riconoscimento dei suoi sforzi per raggiungere la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo in Egitto." Tanto che una delegazione tedesca guidata dal manager di Semperopernball Hans-Joachim Frye ha consegnato la medaglia al presidente Sisi durante una riunione del  26/1/2020. E gli elogi, come sempre non si sono sprecati. Hanno "lodato gli sforzi del presidente Sisi per diffondere la cultura della convivenza pacifica, dell'accettazione degli altri e della libertà di credo e tolleranza, ha aggiunto il portavoce." In che pianeta vivono questi soggetti non è dato sapere. Ma questo è quello che succede. 
E anche per questo si deve accogliere l'appello della mamma di Giulio Regeni la quale ha sostenuto, nel corso della serata del 25 gennaio 2020, il 25 gennaio è il giorno in cui Giulio venne sequestrato dalle forze di sicurezza egiziane, che potete andare benissimo a farvi le vacanze in Puglia, in Sardegna, anche in Friuli Venezia Giulia, per una questione di etica, sarebbe preferibile non andare in vacanza in Egitto. Il tutto nell'ottica che il tempo delle mezze misure è finito. Ed ha ragione. Insomma, meno Sharm El Sheikh per scegliere una località a caso e più Italia per un turismo più etico fino a quando la situazione non muterà radicalmente rotta.

mb

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