Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

A Gradisca ritorna nuovamente il centro di espulsione. La piazza si mobilita per dire no, il 24 novembre






E alla fine ritorna. Ritorna,nonostante i plurimi no, nonostante anni di contrasti, di rivolte, nonostante il suo essere struttura fallimentare. Ritorna sotto nuova sigla, il CIE,ex CPT, ora CPR. Centro per i rimpatri, un modo soft di identificare una galera dove verranno rinchiuse le persone per essere espulse dall'Italia perché in base al sistema non avrebbero diritto di rimanere qui, da noi. No CPR e no Frontiere del FVG convoca una importante manifestazione per il 24 novembre, a Gradisca. Si legge nel comunicato diffuso: 

Nonostante il CPR di Gradisca d'Isonzo non sia stato aperto nella prima decade di novembre, come annunciato nei media, l'apertura del lager etnico nella nostra regione rimane imminente.

I CPR sono di fatto delle prigioni nelle quali le persone ‘trattenute’ (non detenute, perché l’internamento non è determinato da una sentenza penale) non possono uscire. Spesso la loro unica colpa è non essere in possesso di un documento valido: per chi non ha la cittadinanza italiana, questo può avvenire dopo la scadenza di un permesso per lavoro o per studio, o di un visto turistico, oppure se una richiesta di asilo politico viene rigettata. Queste persone - se vengono individuate - possono essere rinchiuse fino a 180 giorni nel CPR, nei quali possono essere deportate nel Paese d'origine. Per la maggior parte ciò significa dover intraprendere un'altra volta il viaggio in cui già si sono giocati la vita la volta precedente, le persone che vengono deportate hanno infatti già compiuto la decisione di scappare dal Paese d'origine e si sono creati vita e affetti in Italia.


Un sistema fallimentare, che determina anche business sulla pelle degli ultimi. In una regione che ha cambiato radicalmente volto, da terra di accoglienza, a terra di espulsione, perché il CPR di Gradisca rischia di non essere l'unico che aprirà in questa nostra regione. Dipende anche dalle risposte che arrivano dalla gente comune, dal "popolo". La città di Gradisca più volte si è pronunciata contro quel sito che è stato imposto sul territorio del suo comune contro la volontà dei suoi cittadini. Domenica 24 novembre, alle 14, ci sarà un presidio, davanti al CARA, struttura che conviverà praticamente con il CPR, una roba assurda, eppure si ritorna anche qui indietro, a riproporre un modello inaccettabile. 

mb

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