I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Se ritorna il pugno chiuso



Heather Parisi saluta il pubblico in prima serata su Rai 1, con il pugno chiuso. Rivendica il gesto. E' per la difesa dei diritti dei diversi. Un gesto politico, di lotta. Ma non significa, per questo, essere comunisti. Un gesto che nella semplificazione del linguaggio potrebbe essere letto così, ma non è così. Almeno non sempre. Di pugni chiusi se ne son visti diversi nel corso del tempo, in più ambiti ed hanno fatto più o meno discutere. Come quello di Toninelli, che era un segno di vittoria per un traguardo politico raggiunto. Un pugno chiuso nell'aula del Parlamento non si vedeva probabilmente da chissà quanto tempo. Ma non aveva niente di comunista. Come quello di Fico, nel giorno della festa della Repubblica, anche lì si è puntualizzato che non aveva niente di comunista. Comunista e di lotta sarà quello, invece del Sindaco di Riace, il cui modello è stato demolito dalla ruspa salvinista, di lotta e resistenza femminista sarà quello di Asia Argento, di lotta sportiva sarà quello di Klopp, in un Liverpool tradizionalmente di sinistra e sempre dalla parte dei diritti. Paolo Sollier, nel '75 disse: «Dov'è scritto che un calciatore non debba avere idee?» E in campo entrava con il pugno chiuso, comunista. Una delle prime espressioni di questo pugno sembrano risalire a metà dell'800, divenne l'icona della sinistra, dell'Internazionale Comunista, del contrasto al Franchismo, al fascismo, ma il pugno chiuso alzato non è sempre un simbolo di sinistra, guardando alla sfera politica. Esiste anche quello fascista americano, dei suprematisti il cosiddetto “Aryan fist” è utilizzato dai suprematisti bianchi. Insomma, ritorna il pugno chiuso, sembrava destinato all'archivio, alla memoria storica, ma a quanto pare, pur in ambiti diversi e con significati eterogenei, ritorna, senza timore.
mb

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