Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

Il gigante made in Unione Sovietica atterra a Ronchi, Trieste Airport. Il futuro di Ronchi passa dai giganti?


Mentre le frecce tricolori sorvolavano lo scalo aeroportuale di Ronchi, Trieste Airport, si stava svolgendo l'operazione di carico di quello che è stato definito come un gigante dell'aria. Non il primo che atterra a Ronchi. Si ricorderà il grande Antonov AN124. Bestia volante. Immenso.  Ora è il turno di uno dei 900 esemplari nati in Russia, made di quell'Unione Sovietica capace di progettare e realizzare cose enormi, importanti, che nulla avevano da invidiare ai giganti del cielo dell'Occidente. Doveva caricare attrezzature prodotte in Italia. A Trieste Airport rendono noto che nel 2018 lo scalo ha processato 420tonnellate di merci, in aumento del 36% rispetto al 2017 .L'Ilyushin IL76, progettato in Unione Sovietica come aereo quadrimotore militare da trasporto truppe, ha effettuato il primo volo nel 1971 e dal 1982 è stato adattato e destinato per la prima volta all’aviazione civile per il trasporto di merci su tratte a lungo raggio (fino a 4.000 km a pieno carico). L’aereo è lungo 46,59 metri, alto 14,76 metri con un’apertura alare di 50,50 metri e un peso massimo al decollo di 195 tonnellate. Un bel gigante. Niente da dire. Ora , Ronchi, dopo il tappeto rosso steso al capitale privato, attende il suo rilancio, con la cessione del 55% delle quote al fondo F2I. E' al primo posto in Italia tra gli scali sotto la soglia di 1milione di passeggeri, aspira a superare la quota 1 milione di passeggeri. Cosa, ad oggi, veramente difficile, visto il bacino in cui è stretto questo scalo, tra Veneto e Lubiana, che fanno una concorrenza notevole. E visti i pochi voli. Il polo intermodale, costato un bel pacco di milionate pubbliche e diventato passerella, per politici, alcuni dei quali silurati dalla pregressa campagna elettorale, vede la passerella, un ponte di 425 metri che unisce lo scalo con la fermata dei treni,essere pressoché deserta, un parcheggio enorme, vuoto, una fermata dei treni utilizzata non come dovrebbe, visti anche i corposi investimenti fatti e gli annunci in pompa magna ai quattro venti, spazzati via dalla realtà. E' interesse della regione che questo scalo decolli. Visti anche i corposi soldi pubblici spesi. E il settore cargo, quello che può dare spazio anche ai giganti del cielo, già di casa a Ronchi, può essere una delle ipotesi di sviluppo per un territorio sempre più in difficoltà. Va trasformato in opportunità lo scalo di Ronchi. Ad oggi è vissuto, a partire proprio dalla cittadina di Ronchi, dal mandamento monfalconese, come un qualcosa di estraneo.
mb
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