Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Dai desaparecidos a Giulio Regeni, quel filo giallo che unisce in tre difficili anni,"in tre anni rubati a Giulio"

Ci sono momenti nella vita dove il tempo cambia. Certo, le giornate continueranno a trascorrere, il giorno, sarà giorno,la notte, sarà notte. Ma la percezione del tempo non sarà più la stessa. Oramai sono tre anni pieni da quello che è successo da quel tardo pomeriggio al Cairo del 25 gennaio 2016. Lo ha spiegato Claudio, il papà di Giulio, quanto sono stati tortuosi questi tre anni di lotta. "La nostra
lotta la possiamo portare avanti grazie anche al sostegno delle istituzioni, se abbiamo strappato qualche brandello di verità è grazie alle squadre di procuratori, investigatori, che hanno tessuto una trama(...) Dopo tre anni faticosi di lotta e battaglia, di ricerca, di rimpallo di informazioni, in cerca di risposte che non arrivano dall'altra parte del Mediterraneo".

Tre anni.

Tre, dirà la mamma di Giulio, Paola, è un numero. "Tre sono tanti, se me l'avessero detto non avrei pensato di resistere, spero non saranno 40anni per la verità per Giulio. Perchè ne avrò 101 se saranno 40. Il tempo, per noi è cambiato, dopo tutto quello che è successo a Giulio. Se prima ad una settimana davo un senso, adesso è diverso. Tre anni, mi sono domandata, ho avuto questa immagine, legata alla mia vita professionale. Pensando ai bambini. E' il tempo che uno nasce, cresce, cammina, diventa autonomo. Le competenze di base. Per Giulio non c'è stato progresso nella vita. Tre anni rubati a Giulio che non ha potuto andare avanti nelle sue cose."

E poi quel filo giallo che unisce due vicende per quanto distanti nel tempo, in realtà più vicine che mai, per la lotta, per la resistenza, per il non chiudersi dentro l'armadio, come dirà Paola. Perchè si è scese per strada, per chiedere verità e giustizia.  Verrà letto un messaggio, nella serata del 25 gennaio di Fiumicello, di Elsa membro delle Madri di Plaza de Mayo (in spagnolo Asociación Madres de Plaza de Mayo) associazione formata dalle madri dei desaparecidos. Elsa che ha perso una figlia ed un genero durante la dittatura militare argentina. Si è raccontato per anni che si spariva nel nulla per poi essere  lanciati da aeroplani nell’oceano o nel Rio della Plata, nei cosiddetti «voli della morte»; altri inviati in campi di concentramento. In Egitto, invece, sappiamo quello che è successo a Giulio. Ma l'intento malvagio ed il fine malvagio era il medesimo.

Tre anni difficili. Dove però qualche passo importante si è riuscito a conseguirlo come evidenzierà Alessandra Ballerini. Con parole di fuoco.  Sono, come noto, ben le 5 persone iscritte nel registro degli indagati che hanno un nome ed un volto, "ci sono generali, colonnelli, un maggiore, un soldato normale, quattro su cinque appartengono alla National security. C'era un disegno, che va avanti ancora adesso, sottolinea l'avvocato della famiglia di Giulio, denunciando che " è stata coinvolta tutta la scala gerarchica di uno specifico ufficio della  National security che è quello che perseguita i nostri consulenti. Ci sono molte persone nel vespaio, ci sono stati tradimenti, alcuni in divisa, Giulio c'è finito subito, in quel labirinto della morte, inconsapevole, si è fidato della sua tutor, della sua università, è stato messo in mano di chi lo ha tradito, e portato nelle mani della National security, sappiamo che sono morti cinque innocenti, ha mentito l'ex ministro degli interni, quando disse che non avevano il nome di Giulio da nessuna parte, che non era mai stato attenzionato." 
In merito agli ultimi mancati progressi, ha rimarcato che "E' un generale che indaga sull'omicidio di stato, un generale nominato da Al Sisi." Ciò per far capire chi ha il potere nell'Egitto nato dal colpo di stato del luglio 2013.  L'unica cosa che è seguita alla richiesta della procura di Roma è stata ennesima gettata di fango contro Giulio per la questione del visto, smontata nel giro di un secondo.  
In quell'Egitto  dove vengono rimandati indietro le persone che fuggono, a causa di uno scellerato accordo del 2007 e perchè l'Egitto non è mai stato dichiarato Paese non sicuro e continua ad essere presentato come vetrina attraente per i turisti a partire da quelli italiani, e dal sistema Italia in affari con quello egiziano a più livelli, anche perchè il 20% dell'economia egiziana passa dal turismo. Richiamo dell'ambasciatore e dichiarare l'Egitto non sicuro sono le due istanze fondamentali che vanno perseguite per ottenere la Verità  e Giustizia per Giulio e per tutti i Giulio e le Giulia d'Egitto.

Intanto, sono trascorsi tre anni. E tre anni sono tanti.

mb



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