Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

La dura risoluzione del Parlamento europeo contro l'Egitto che viola i diritti umani e per la verità per Giulio Regeni


La Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2018 sull'Egitto, in particolare sulla situazione dei difensori dei diritti umani è effettivamente di una portata politica enorme. Una Risoluzione adottata dall'Unione Europea tramite il Parlamento alle sue battute finali di questa legislatura che rischia di essere l'ultima di una certa connotazione, visto l'avanzare impattante dei nazionalismi che mineranno l'Europa così come l'abbiamo conosciuta e vissuta sino ad oggi. 
Meglio tardi che mai, si dirà. Non è la prima risoluzione adottata contro l'Egitto, ma è una delle più importanti. Si ricordano  quelle dell'8 febbraio 2018 sulle esecuzioni in Egitto , del 10 marzo 2016 sull'Egitto, in particolare il caso di Giulio Regeni , del 17 dicembre 2015 sul caso di Ibrahim Halawa, che rischia la pena di morte, e del 15 gennaio 2015 sulla situazione in Egitto. Egitto che si prende gioco dei diritti umani e degli impegni stipulati. Infatti, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Carta araba dei diritti dell'uomo, sono state tutte ratificate dall'Egitto,come anche il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), di cui l'Egitto è parte.
Ha avuto un peso politico notevole l'atto adottato dalla Camera dei deputati  del Parlamento italiano, con il quale è emerso l'intento di sospendere le relazioni con il Parlamento egiziano a causa dei mancati progressi nelle indagini sulla morte dello studente italiano Giulio Regeni. Atto che segue la formalizzazione di diversi indagati in Italia con una quarantina di potenziali persone di primissimo livello coinvolte nel caso di Giulio con delle responsabilità importanti in quel sistema che sorregge l'attuale potere egiziano.  
Nella Risoluzione si  chiede che si ponga fine a tutti gli atti di violenza, istigazione, incitamento all'odio, vessazione, intimidazione, alle sparizioni forzate o alla censura nei confronti di difensori dei diritti umani, avvocati, manifestanti, giornalisti, blogger, sindacalisti, studenti, attivisti impegnati a favore dei diritti delle donne, persone LGBTI, organizzazioni della società civile, oppositori politici e minoranze, compresi i nubiani, da parte delle autorità statali, delle forze e dei servizi di sicurezza e di altri gruppi in Egitto". E non solo. Si invita il governo egiziano a rilasciare immediatamente e incondizionatamente i difensori dei diritti umani Ahmad Amasha, Hanan Badr el-Din, Amal Fathy, Ezzat Ghoneim, Hoda Abdelmoneim, Ibrahim Metwally Hegazy, Azzouz Mahgoub, gli operatori del settore dei media Mahmoud "Shawkan" Abu Zeid, Hisham Gaafar, Mohammed "Oxygen" Ibraim, Ismail Iskandarani, Adel Sabri, Ahmed Tarek Ibrahim Ziada, Alaa Abdelfattah, Shady Abu Zaid, Mostafa al-Aasar, Hassan al-Bannaand, Moataz Wadnan e tutti gli altri detenuti, imprigionati unicamente per aver pacificamente esercitato la libertà di espressione, in violazione della Costituzione egiziana e degli obblighi internazionali ecc.
Spingendo i Paesi dell'UE a comportarsi di conseguenza  come utilizzare tutti i mezzi di persuasione a sua disposizione per esercitare pressioni sull'Egitto a subordinare la futura cooperazione con l'Egitto al rispetto dei diritti umani e a integrare le preoccupazioni in materia di diritti umani in tutti i colloqui con le autorità egiziane, in particolare per quanto concerne le tre priorità stabilite; ribadisce che i diritti umani non dovrebbero essere compromessi dalla gestione delle migrazioni o dalle azioni antiterrorismo.  
Ricordandosi ancora una volta il proprio sdegno per la tortura e l'uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni; sottolineando che continuerà a sollecitare le autorità europee a impegnarsi con le loro controparti egiziane finché non verrà stabilita la verità su questo caso e i responsabili non saranno chiamati a risponderne; rammenta alle autorità egiziane la loro responsabilità per la sicurezza degli avvocati italiani ed egiziani che indagano sul caso di Giulio Regeni.
Marco Barone 









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