Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

Il Governo conferma:la postazione radar di Ronchi chiuderà,mentre si avvia la privatizzazione dello scalo




Nell'attesa di capire che futuro avrà lo scalo aeroportuale di Ronchi, Trieste Airport, vista la privatizzazione come avviata, con uno "sconto" di 8 milioni di euro ed aumento delle quote cedute del 10% per arrivare al 55%, con una gara di circa 32 milioni, su un valore complessivo di mercato di 70, perderà un pezzo importante.
Le organizzazione sindacali dei lavoratori dell'Ente nazionale di assistenza al volo avevano anche indetto uno sciopero contro il piano industriale 2018-2022 che prevede l'introduzione di nuove tecnologie per il controllo del traffico aereo con una conseguente riduzione del personale in servizio. 
Come è stato comunicato attualmente l'Ente nazionale di assistenza al volo gestisce il traffico aereo nazionale da 4 centri di controllo, Roma, Milano, Padova e Brindisi, i quali assistono gli aerei in fase di rotta, e da 45 torri di controllo in altrettanti aeroporti, dalle quali vengono gestiti decolli, atterraggi e movimentazione al suolo degli aeromobili. Il nuovo piano prevede la chiusura della postazione del radar di Ronchi. Piano che comporterebbe il trasferimento in altre sedi di un terzo del personale in servizio, si parla di circa 20 controllori e 6 osservatori meteorologici in meno. 


L'odierna torre di controllo venne inaugurata nel 1982 dopo la dismissione della vecchia torre militare. Ad una specifica interpellanza scritta ha risposto il Governo, ad ottobre 2018, riconoscendo che il piano approvato include investimenti complessivi per circa 650 milioni di euro nei primi cinque anni. Per quanto concerne il territorio del nord-est, la nuova organizzazione prevede che la gestione degli aeromobili operanti nello spazio aereo di Ronchi dei Legionari sia affidata al centro di controllo d'area di Padova (ACC di Abano Terme); ciò permetterà di fornire il servizio di avvicinamento integrato con il servizio di sorvolo in rotta, garantendo l'utilizzo della sorveglianza radar per tutto l'orario di apertura dell'aeroporto friulano. Pertanto, l'intera operazione avverrà senza pregiudizio alcuno della sicurezza e con incremento dei livelli di qualità ed efficienza del servizio reso all'utenza.
Infatti, il centro di controllo d'area di Padova dispone di tecnologia ATM (Air Traffic Management) all'avanguardia a livello europeo, già proficuamente utilizzata nella gestione del servizio di avvicinamento nei maggiori scali nazionali. Inoltre, la nuova organizzazione consentirà un incremento della capacità di gestione di traffico nello spazio aereo interessato predisponendo i servizi resi da ENAV in maniera tale da garantire le aspettative di crescita dell'aeroporto di Ronchi dei Legionari. In ogni caso, per quanto riferisce l'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC), il progetto di ENAV, configurandosi come una variazione al sistema funzionale, sarà oggetto di apposita preventiva valutazione dei rischi da parte dello stesso ENAC, in ottemperanza alla normativa europea.

Insomma, non soffia aria buona sullo scalo ronchese. Il quale vede il proprio futuro appeso ad un filo. Visto che dopo investimenti di 40milioni di euro pubblici, circa, e la non volontà di mantenere più l'aeroporto in regime pubblico, ma volendolo privatizzare, se questa salta, che ne sarà? In un Territorio che sul proprio radar ha tutto tranne che una visione del proprio futuro.
Piccola annotazione che per alcuni potrebbe sembrare "campanilistica". Se per l'interpellante si parlava di "scalo triestino", per il governo si parla di "scalo friulano".Bisiacaria non contemplata. 
Marco Barone

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