Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

Che fare di quel rottame nello scalo di Ronchi-Trieste-Airport? Tra rimorsi e rimpianti la ruggine avanza...

Da oltre cent'anni vi è quell'interrogativo leninista che ha fatto tremare parte dell'Occidente fino alla caduta del muro di Berlino, che fare?
Non sono cent'anni ma sono 14 anni che un rottame è stato depositato nello spazio dello scalo di Ronchi, che dopo un periodo difficile ed a rischio di fallimento ora aspetta il suo decollo nella speranza che possa non essere soffocato dalla voracità  della concorrenza veneta che continua a minare quella fetta di confine che è il FVG. Per destino beffardo o non beffardo, emerge con chiarezza la scritta Venezia sull'aereo abbandonato nello scalo di Ronchi. Nell'articolo di Luca Perrino, sul Piccolo, si legge che "il prossimo 20 aprile saranno la bellezza di 14 anni. E lui è ancora lì, a riflettere un'immagine sinistra e inquietante, pessimo biglietto da visita dell'aeroporto di Ronchi dei Legionari." Non si sa per quale motivo e neanche a quale costo e se danno erariale eventuale vi sia stato qualora acquistato con soldi pubblici, dopo l'incidente del 2004 che lo rese inutilizzabile. Un rottame senza identità, senza sedili, motori e strumentazioni, una scatola bicolore, cibo per la ruggine e acqua per l'oblio. Si legge nel citato articolo che "negli anni passati si era parlato di trasformarlo in un museo dell'aviazione, in un gate guardian da mettere in mostra all'esterno dello scalo, in un manufatto per le esercitazioni dei Vigili del fuoco. Ma nulla si è mosso ed il Md82 è ancora là".
Già. Facendo una ricerca su internet le soluzioni che emergono non è che sono enormi. Si va dalla semplice demolizione alla riconversione in hotel a cinque stelle, semplici ostelli, o anche ristoranti o bar,  ovviamente trattasi di iniziative di privati. Lo si potrebbe mettere in vendita su Ebay come già successo in passato, proporre una sorta d'asta, almeno per recuperare i soldi buttati, potrebbe diventare una sorta di attrazione, un luogo per effettuare esposizioni, mostre, per videogiocatori, si potrebbero fare una infinità di cose,  con il dovuto spazio, le dovute idee e sinergie, ma a furia di chiedersi che fare, di perdersi tra rimorsi e rimpianti, la ruggine farà il suo corso, come sempre, perchè non perdona e non ha pietà.
Marco Barone  

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