I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

Immagine
  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Marina Julia e Nova di Monfalcone, una potenzialità dormiente che deve essere rigorosamente pubblica

Non sei a Lussino e neanche a Marghera, ma ti trovi in una piccola zona d'Italia, tra l'isola della Cona, l'isola d'oro di Grado, alle spalle le Alpi e poi il Carso e l'Isonzo e innanzi a te lo splendore di Trieste, dal Castello di Duino alla confinante e vitale Slovenia.
Ti trovi tra Marina Julia e Marina Nova di Monfalcone. Un posto da sempre con tradizione proletaria come si diceva nel '900, popolare, vitale, frequentato, vissuto. I ricordi si perdono. Devi accettare il luogo in cui ti trovi e puoi migliorarlo e da migliorare qui vi è tanto. Ma pare che invece di andare nella direzione del miglioramento si è andati nella direzione del peggioramento nel corso dei vari anni. Eppure qui vi è una potenzialità dormiente enorme.

Una potenzialità che dovrebbe essere rigorosamente pubblica, ma non è integralmente pubblica. Solo ora è emersa la polemica per la nota "isola dei bagni" ...


forse perchè rilevata da proprietà cinese. Vendere un pezzo di montagna è lecito? Ed allora perchè si deve vendere un pezzo di "spiaggia" ed accesso al mare?  
Doveva essere pubblico quel bene come tutti i beni dovrebbero essere pubblici soprattutto in un mondo sovrappopolato come il nostro dove diventerà un lusso per pochi quello di potersi fare un bagno a mare o camminare a piedi nudi sulla spiaggia. Ma pare che in FVG abbastanza velocemente si stia andando nella direzione contraria sottraendo metro dopo metro sempre maggiore disponibilità di beni pubblici a favore di pochi eletti proprietari.  
Finiamola con la storia che il pubblico non è in grado di gestire le cose, non è vero, sicuramente vi può essere stata cattiva gestione ed a volte la cattiva gestione è stata finalizzata proprio a far intervenire il privato come il grande "messia" che risolve tutti i problemi, ma il cui unico ed ovvio scopo è e non può che essere il profitto. Si rimpiange tanto la vecchia cultura austroungarica da queste parti, caratterizzata soprattutto da una sapiente gestione della cosa pubblica, son bastati cent'anni d'Italia per spazzarla via per sempre?

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?