Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Il terrorismo ha lo scopo di demolire l'Europa che non c'è nella paura che spinge a destra. Quanti lutti ancora?


All'alba arrivi in Italia, la radio trasmette l'inno nazionale. Se è normale ascoltarlo in Francia od in altri Paesi, in Italia non lo è. Sarà per la sua storia travagliata, per la sua musica poco seria e troppo allegra per essere l'inno di un Paese, una canzonetta che ti appassiona solo quando gioca la nazionale di calcio. Sarà che in Italia non vi è mai stato un vero senso di orgoglio nazionale, forse più regionale, salvo quando vai all'estero. Fuori dal tuo confine politico difendi tutto ciò che è italiano. Sicuramente non è per causa dell'Europa, questa entità astratta che ha con la sua politica economica assurda favorito povertà e diseguaglianze estreme, che in Italia vivi con distacco l'appartenenza al tuo Paese. Sei anche europeo perchè collocato all'interno di questo scatolone nel quale ti hanno chiuso senza chiedere il permesso a nessuno. Alla fine dei conti alla maggior parte dei cittadini quello che interessa, a livello di unità europea, è poter attraversare i confini senza dover fare ore di fila. Altro che multiculturalismo, pluralismo ecc ecc, perchè l'euro-centrismo annienta ogni identità minore a favore di quella principale. Il terrorismo che può avere mille motivazioni, mille obiettivi, ha certamente tra i suoi scopi principali quello di distruggere sistematicamente ogni concetto ed idea di Europa unita per favorire il sorgere di vecchi ma non ancora arrugginiti nazionalismi e determinare l'implosione violenta di una immensa zona politica che dovrebbe essere nella realtà delle cose una sorta di Stati Uniti d'America bis. Un disegno che non piace a tanti e che spaventa diversi "vicini". L'ordine mondiale esiste, non è una favola od una leggenda metropolitana, o peggio ancora un complotto. Al caos creato per motivi ben specifici si risponde con  l'ordine o con un nuovo ordine. E' sempre stato così nella storia della nostra società. E questo ordine è messo violentemente in discussione con una guerra che ancora non si riesce a decifrare come tale.  La  terza guerra mondiale a frammenti, a pezzetti, come è stato detto più volte. E che continua, come è ordinario in ogni guerra, a produrre vittime, tante, troppe. L'Europa esiste ma nello stesso tempo non esiste. Un caso degno del migliore studio psichiatrico del nostro mondo. Continuiamo a celebrare uno zombie. Ed i terroristi a colpire uno zombie in fuga da se stesso. Il contrasto europeo al terrorismo è stato totalmente fallimentare. Sia a livello preventivo che a livello repressivo. La paura spinge a destra, è sempre stato così. Ed allora che ognuno pensi a se stesso verrebbe da pensare,  viva l'Italia, viva la Francia, viva la Spagna, viva la Germania ecc ecc solo che da soli si sarà più deboli e fragili in questo contesto nel quale siamo letteralmente prigionieri, non esiste e non può esistere una fortezza inespugnabile. Tutte le fortezze hanno un punto debole.  Dunque, quale la soluzione in una malefica strada che sembra essere senza più alcuna reale e concreta via d'uscita? 
Quanti lutti ancora dobbiamo avere prima di invertire radicalmente strada?

Marco Barone

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