Passa ai contenuti principali

E' stato giusto difendere il No alla fusione con Monfalcone, ma turba la motivazione sull'immigrazione

E' stato giusto difendere il no, rivendicare la difesa del no alla fusione di Ronchi e Staranzano con Monfalcone, non tanto per una questione di identità, ma di democrazia, di rappresentanza democratica, di autonomia, perché autonomia significa democrazia. Si rischiava un salto nel buio. Certo, è anche vero che il sistema delle UTI mina seriamente la democrazia dei singoli comuni, perché viene compromessa seriamente l'autonomia. Così come è vero che è inaccettabile che chi non decide di aderire alle UTI si vedrà tagliate le risorse del 30% se non più. La vittoria del no alla fusione è stata schiacciante, vi è poco da dire, così come rilevante è stata l'affermazione del no a Monfalcone. E' innegabile che è stata prima di tutto una partita politica all'interno del partito forse meno amato di questi tempi, quale il PD, è innegabile, però, che ci troviamo in un contesto storico e sociale che vede diverse situazioni precipitare a destra. Questo perché l'illusione che il PD sia di sinistra è venuta meno, questo perché la politica della pancia prevale rispetto a quella della ragione. Meglio l'originale che la copia neanche autentica, e ciò spiega in parte il risultato dei ballottaggi di Trieste e di altre località.  Non è vero che la sinistra non esiste, la sinistra esiste, e deve imporsi e deve ritagliarsi i giusti spazi. Un pugno chiuso oggi reca forse più fastidio di un saluto romano, ma il pugno chiuso racchiude il simbolo della libertà, dell'uguaglianza, della fratellanza e non è mica un reato e neanche eticamente e socialmente e storicamente paragonabile alla meschinità del saluto fascista. 
Valori che devono riemergere con forza anche nei nostri spazi vitali, nei nostri ambienti. A partire dalle cose minimali ma essenziali. Deve essere la sinistra a ritornare ad occuparsi delle questioni sociali, dell'ambiente, del lavoro. Devono essere contrastati tutti i processi di cementificazione che caratterizzano i nostri territori, si devono fermare le costruzioni di nuove case, in paesi, penso a Ronchi ad esempio, dove di case invendute o sfitte ve ne sono una infinità. Si deve investire nelle nostre campagne, più campagne meno cemento, più campagne, più lavoro, più campagne, maggiore qualità dei nostri prodotti. Ma soprattutto si deve operare nell'accoglienza, quella che è totalmente mancata anche in Bisicaria, nel caso dei profughi, salvo qualche eccezione. Sorge il fondato dubbio che complessivamente una delle tematiche che ha spinto i singoli cittadini maggiormente verso il no, e non per responsabilità del comitato contro la fusione, sia stata la questione immigrazione ed il rischio di essere "contagiati" dal sistema di Monfalcone, un sistema che ha creato dei muri all'interno della città enormi. Monfalcone ha pagato in modo chiaro la sua dipendenza dalle politiche dei cantieri, non è riuscita nel corso della sua storia a maturare nessun processo di autonomia. D'altronde se chiudono i cantieri chiude Monfalcone. 
E' difficile sapere da che parte cominciare per operare per l'integrazione e l'accoglienza, ma la volontà deve emergere. Essere luoghi dell'accoglienza significa essere propositivi, anche perché ciò comporterà incremento di posti di lavoro, interazioni culturali, sociali, importanti che contribuiranno ad arricchire questo territorio.  
Ed attenzione, perché dopo l'intolleranza nei confronti dello "straniero", se le cose continuano su questa strada, rischia di ritornare l'intolleranza verso il meridionale, "cabibo" inteso in senso dispregiativo, in una società  sempre più in crisi economica e sociale, dove tutti si fingono italiani, ipocritamente "azzurri", colore dei Savoia mantenuto nell'Italia Repubblicana per la nazionale di calcio, uniti dal tricolore, ma poi nella realtà le cose sono ben diverse.
Se l'Italia in questo momento va a destra ed anche verso la peggiore destra è per colpa anche del principale partito  così detto di sinistra, che ha tradito la sinistra per emulare la destra, con l'effetto di consegnare l'Italia ed i nostri Comuni alla destra. Andare oltre l'esistente è necessario, così come necessario è chiudere una pagina di illusioni e di emulazioni. Non è la rottamazione la soluzione, non è una questione generazionale o volgarmente anagrafica il problema, ma la soluzione è data dall'affermazione di principi mai superati dalla storia, principi che sono ben raccolti nella nostra Costituzione e nei suoi punti fondamentali, basta applicarli anche nei nostri piccoli e quotidiani spazi vitali.

Marco Barone 

Commenti

Post popolari in questo blog

Quali sono i comportamenti vietati a Trieste?

Quali sono i comportamenti vietati a Trieste?  Scopriamolo con il nuovo regolamento  urbano" che entrerà in vigore in città a partire dal 2 aprile 2017.  
Testo scritto rigorosamente ed esclusivamente in italiano, perchè il bilinguismo a Trieste è un non diritto. Disposizioni che dovranno conoscere anche coloro che si troveranno a Trieste di passaggio, per evitare che magari possano incorrere in qualche spiacevole sanzione. Buona lettura, magari con un sano bicchierino di amaro digestivo alle erbe.
***A salvaguardia e tutela degli spazi ed aree pubbliche ricadenti nel territorio del Comune è vietato: nelle fontane introdursi ed introdurre sostanze liquide imbrattanti, abbeverare ed introdurre animali, utilizzare o prelevare l’acqua, bagnarsi, estrarre o comunque raccogliere le monete o altri oggetti di valore gettati dai proprietari, in omaggio a tradizioni e consuetudini locali, in quanto tali oggetti devono intendersi acquisiti dal Comune con effetto immediato per essere dest…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

A Trieste e Gorizia esplode l'austronostalgia

Wu Ming 1, scriveva: "Se devo scegliere tra sparare agli Asburgo in nome dei Savoia e sparare sui Savoia in nome degli Asburgo, grazie, ma preferisco sparare su entrambi. Come si legge nel Re Lear, “il tempo della vita è breve, e se viviamo, viviamo per calpestare i re”."E' innegabile che tra Gorizia e Trieste vi sia ancora una sorta di austronostalgia, anche se a dirla tutta non riesco proprio a capire come si possa essere nostalgici di un qualcosa che non è mai stato vissuto, forse ereditato a livello di testimonianza, letto nei libri, od esaltato in alcuni testi. Poco importa. E spesso ci si diverte a giostrare tra chi fosse meglio, i Borboni o gli Asburgo? E vai con l'elencazione delle opere, e delle solite ridondanti questioni . Solo che nel momento in cui implodono i nazionalismi, traballa l'ideale di Europa anche per responsabilità enormi di chi ha guidato l'Europa contro un muro di cemento armato a velocità folle, in questa piccola fetta di territo…