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Monfalcone: la soluzione all'accattonaggio diventa la caccia all'uomo?

Ero certo che ci sarebbero state reazioni dopo il mio intervento sulla presunta illegittimità dell'ordinanza anti-accattonaggio del Comune di Monfalcone, come pubblicato sul Piccolo, che comunque può ancora essere impugnata presso il TAR, o presso il Presidente della Repubblica. 
Certo, come riconosciuto anche dal vice sindaco di Monfalcone, coloro che chiedono la carità, con la carità ci vivono, e dunque quell'ordinanza altro effetto non ha che oltre a fomentare una sorta di sfida e duello tra le parti, che è il peggior modo di affrontare la questione, ed anche privare dell'unico sostentamento persone che per legittima scelta di vita hanno così deciso di vivere, tramite il sequestro, purtroppo anche quella di dare luogo ad una sorta di caccia all'uomo. 
Basta leggere i commenti pubblicati sui social network per capire che la persona “presa di mira” tra le altre cose nota da diverso tempo in zona, viene vista ancora lì, nonostante l'ordinanza. Cosa si deve aspettare che qualcuno, privatamente, risolva la cosa diversamente? Magari in modo tragico? O proponendo le “destre” e reazionarie ronde? 
Viviamo in un periodo dall'intolleranza diffusa e ciò non deve essere sottovalutato. 
Ora, si danno per scontate tante cose, per sentito dire, come il fatto che i servizi sociali da questi non vengano presi in considerazione, anche perché sarebbero di passaggio, certo, ma voglio evidenziare che a Torino, per esempio, esiste, uno sportello d' informazione, consulenza e accoglienza alla popolazione Rom e Sinta presente o in transito sul territorio cittadino
Gli operatori, con l'aiuto dei mediatori culturali, erogano informazioni sui servizi ecc offerti nella città di Torino, da uffici o associazioni ecc. Dunque, mi chiedo, nuovamente, è mai possibile che l'unico rimedio è la repressione autoritaria? Con tanto di sequestro della carità che oltre essere mezzo di sussistenza è anche un fatto culturale? E poi tutte quelle segnalazioni, furti di biciclette, bagni chiusi, furti di scarpe, ospedale trasformato in cucina, ci sono prove che gli autori sono state le persone in questione? Visto che si parla di reati? 
E la vigilanza dell'ospedale dove sta? 
Esiste? Forse è questo il punto reale della questione. Ribadisco, sono il primo a sostenere che i luoghi sensibili devono essere rispettati, ma esistono tante vie per perseguire il conseguimento del rispetto della sensibilità. A Trieste, per diverse settimane, una persona, davanti al principale Ospedale della città, chiedeva puntualmente l'elemosina, è stata anche organizzata una bicchierata di solidarietà per lui, ma la persona in questione non era “straniera”. Dunque, si assiste ad una diffusione di diverse illazioni,diciamo così, che nel qualunquismo mediatico portano ad individuare come colpevoli i soggetti, pochi, destinatari di quella ordinanza. Ma, come detto, il problema non riguarda solo la zona circostante l'ospedale, ma anche il parcheggio dell'Emisfero. L'Emisfero, tramite la sua pagina facebook, a risposta di alcune segnalazioni, giunte, con sincronismo, da alcune persone facenti anche parte di un noto gruppo Facebook locale, ha fornito delle valutazioni di dominio pubblico che lasciano intendere come sia stata avviata una riflessione per affrontare la citata questione ed individuare una soluzione che pare non escludere un possibile allontanamento delle persone ivi considerate. 

Ebbene, io con alcuni di questi “criminali” ci ho parlato.
Dicono che spesso sono soggetti a controlli di polizia, ho loro spiegato che questi controlli possono anche arrivare perché qualcuno chiama la polizia appositamente, per loro, per la presenza in quel parcheggio. Dicono che le persone con loro sono gentili, disponibili, che non hanno avuto mai problemi, che loro lì, così come accade a Trieste ed in tante località, sono ben accolte e che quando qualcuno si comporta in modo non “appropriato”,cosa rara, i primi ad intervenire sono proprio loro allontanando la persona in questione. 
Era preoccupato il ragazzo con il quale ho parlato, preoccupato per il clima cupo che sussiste in città, preoccupato per l'intolleranza che aumenta, per il razzismo che incrementa, ed il suo silenzio, alla mia domanda se temesse qualche aggressione per il clima che in via generale sussiste in città, valeva più di mille parole. E' innegabile che le prime vittime della crisi sono proprio loro e sono certo che se il colore della pelle fosse stato diverso, per esempio bianco e magari anche di nazionalità italiana, con il cavolo che si invocavano simili provvedimenti o pseudo-battute di caccia all'uomo. 
Non è questione di buonismo, è questione sociale, è una prospettiva diversa con la quale affrontare una situazione che, per ragioni forse anche di incomprensibile convenienza politica, sta velocemente andando oltre ogni buon senso, per non dire altro.

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