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Quando il fascismo celebrava la marcia di Ronchi ed i legionari tra pellegrinaggi e cerimonie

Dei legionari di Ronchi è un suffisso nato nel fascismo, con il fascismo e per il fascismo. Questo è un fatto storico innegabile, incontestabile.I Rapporti tra il fascismo e D'Annunzio e la quasi totalità dei  legionari erano chiari, certi, nessuna ambiguità, nessun disconoscimento, nessun allontanamento, ma reciproco ed opportunistico legame è emerso.Un legame che ha visto il connubio tra il militarismo del  fiumanesimo e fascismo durare perdurare sino alla caduta del regime fascista ed anche oltre.A dieci anni dalla marcia di occupazione fiumana,  il fascismo, per esempio, aveva organizzato, così come farà per ogni anno e per ogni volta che vi sarà la ricorrenza della marcia di D'Annunzio su Fiume, annessa all'Italia durante il fascismo, eventi ed iniziative di portata significativa. La Stampa del 7 settembre del 1929, pubblicava la notizia che il comitato centrale fascista aveva appena definito il programma per la ricorrenza e la celebrazione del 12 settembre 1919.Roma, Ronchi e Fiume unite dai legionari ai quali venivano, per l'occorrenza, riconosciute riduzioni dei biglietti ferroviari per recarsi nella città eterna. Si leggerà che: “al Colosseo i legionari fascisti affolleranno le scale dell'anfiteatro e si darà lettura del messaggio che il comandante( ndr D'Annunzio) lancerà ai vecchi compagni di fede e di ardimento”. Contestualmente a Ronchi si svolgeva la radunata dei legionari di Trieste, Udine, Pola, Gorizia, e la celebrazione veniva tenuta da parte del camerata Giuriati, presidente della Camera e legionario fiumano oltre che braccio destro di D'Annunzio. Ed ovviamente a Fiume era stato programmato, il pellegrinaggio al cimitero di Cossato ove “dormono i caduti per la causa Fiumana” e la consegna della tessera fascista alla città. Roberto Forges Davanzati, membro del gran consiglio del fascismo dirà, come si leggerà nella edizione della Stampa del 13 settembre del 1929 che:“ la marcia di Ronchi e la marcia su Roma debbono considerarsi come prodotti ed espressioni dello stesso spirito.Riconoscenza immensa deve andare quindi a D'Annunzio, ai legionari,ai fiumani, per aver saputo dare il primo segno della riscossa nazionale”. 
A Torino il 12 settembre del 1931 verrà ricordata la marcia di Ronchi presso la casa Littoria dal deputato Ferretti il quale ricorderà che "i caduti per Fiume sono caduti per l'idea Fascista”. Ma la continuità, ovvia, tra la marcia di Ronchi e quella su Roma, verrà ricordata anche nel 12 settembre del 1935 da Angelo Appiotti nelle colonne della Stampa del giorno successivo, scriverà: “Dalla marcia di Ronchi alla marcia su Roma la continuità ideale e reale è perfetta, i capi non mutano, comuni sono le mete,eguali le enunciazioni, i motivi, le canzoni, Mussolini già condottiero dei Fasci sa dell'impresa di Fiume prima che essa si compia e la sostiene, l'aiuta, la fornisce di uomini,la propaganda con ininterrotta passione dalle colonne del suo giornale. Fiume quindi fenomeno fascista, Fiume eguale a squadrismo. A Fiume si credette in D'Annunzio come si credette in Mussolini (…) senza D'Annunzio Fiume sarebbe stata d'altri, senza Mussolini l'annessione non sarebbe stata possibile”. Ora è anche vero che qualche legionario non era fascista e non sarà fascista, è anche vero che la Carta del Carnaro conteneva qualche principio e mai applicato, significativo, ma i veri connotati di quella carta erano autoritari, ed il legame tra la quasi totalità dei legionari ed il fascismo, tra l'impresa di occupazione di Fiume ed il fascismo è innegabile.Non vi è stata alcuna appropriazione indebita da parte del fascismo di quella marcia, vi è stato un legame ab origine solido, un sorta di unicum che anticiperà la marcia su Roma e poi sarà lo stesso D'Annunzio a consegnarla in eredità a Mussolini come si evince nel suo Libro segreto:“Cursore leale ho trasmesso con tutti i miei segni la face all'uomo novo che l'Orbo veggente aveva annunziato nei suoi Canti della Ricordanza e dell'Aspettazione”. L'uomo novo è Mussolini, e D'Annunzio consegna la “vittoria non più mutilata” ovvero l'eredità dell'Impresa di Fiume e di tutto ciò che vi è connesso a Mussolini. Dunque, riprendendo le parole di Boris Pahor, sul caso Ronchi dei Legionari e dei Partigiani, anche per questi motivi, dei legionari a Ronchi non ha proprio più ragione e diritto di esistere.


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