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12 aprile: 1825 giorni di austerità, resterò seduto e non avrò paura



Un sabato di primavera.
Un sabato di aprile per le strade di Roma in questo secolo nato sotto il segno dell'austerità.
Ho visto persone smarrire le lacrime, ho visto persone partire lontano, ho viste persone salutarsi con la mano ed altre lasciare la mano alla disperazione. Ho visto uomini e donne emigrare nelle terre del nord Europa, abbandonare la propria terra, sogni e certezze , ho visto uomini e donne chiudere gli occhi e pensare a come fare per amare questa vita. Ho sentito il lamento della speranza vibrare come il tuono in una notte qualunque e sconvolgere l'attesa. Ho toccato l'abbraccio dell'addio all'illusione, in una stagione che non conosce più colori. E la vita corre per la strada, una vita senza notte e giorno, una vita non più visionaria mentre ti perdi nel perché sei costretto ad allungar la mano e chiedere carità.

Case vuote e sfitte, e la gente che vive sotto i ponti, dieci e cento e mille uomini ricchi e dieci e cento e milioni di uomini e donne vivere nella sopravvivenza dell presente senza osare a guardare il futuro. Terre e campagne sventrate e verginità ambientali violentate, città crescere a dismisura vuote e senza cuore, paesi e borghi latitare e perdersi nella congiura di un sistema che vorrebbe uccidere la dignità. 1825 giorni di miserabile austerità e giunge inevitabile l'ora della verità. Quella verità che non si vuol vedere, quella verità che non si vuol ascoltare, quella verità che non si vuol toccare.

Alla sordità e cecità della società, dopo vani ed infiniti tentativi, altra forma di sostanza non ti rimane che seminare per le strade della capitale urla e gesta in quella estremità che ha la sua causa nella ingiustizia permanente di una civiltà  incivile che ha il proprio centro di gravità nella diseguaglianza. Tuoni di ribellione irrompono per le strade di Roma, ma questa volta non è più come prima.
Questa volta è stato diverso.

Non ti alzerai, non camminerai, non fuggirai, ma resterai seduto e non avrai paura di occupare quel silenzio strafottente che nasconde il timore del sentore di una ribellione che prima o poi inevitabilmente busserà con insistenza invadendo le strade occupate ora da disillusioni

Lei, invece, Stato, è inutile che punti il dito contro questo o quello, anche se lo farà e duramente, deve solo puntare il dito verso la sua coscienza, ma lei coscienza non conosce, perché è abituato a ragionare come un freddo e glaciale contabile, ma non si vive solo di numeri e non si deve mai rimuovere il pensiero che dietro i numeri si celano esseri umani.

Questa volta è diverso, non è come prima e non sarà come prima, perché sussiste la condivisione larga e diffusa della voglia di ribaltamento, e di questo dovrà farsene una ragione e se risponderà solo con la repressione non farà altro che fomentare ancor di più intolleranza e ribellione. Ad oggi, oltre che con la repressione, ai fatti tuonanti del 12 aprile ha risposto anche con l'indifferenza nel silenzio ancor più incisiva rispetto al passato.
E' emblematico anche il comportamento dei media del sistema, non tanto per i soliti contenuti, che anche nel tempo della così detta "rottamazione" non hanno perso il vizio di fare con tutto il fieno lo stesso covone,ma per lo spazio dedicato ai fatti.
Fatti relegati a normale cronaca, di cui si parla per qualche ora, e poi zero assoluto.
Su ciò si dovrà riflettere.

Per lei Stato è un momento cruciale, hanno parlato per ora i suoi rumorosi manganelli, i suoi scudi, ma a quanto pare non hanno respinto nulla, bensì solo aggregato quella voglia di dire ora basta. L'aria che si respira, dalla città alla periferia è una sola, e questa crescente aria, che lei dovrebbe pur respirare, perché non è un'entità astratta ma concreta, è una esplosione sociale emergente che sarà difficile da contenere. Non esiste luogo di lavoro o di disoccupazione ove non si ascolti la parola ribellione. Ed il passaggio dalla parola all'azione rischia di essere molto rapido. Dopo l'implosione individualista, si verificherà l'esplosione generalista, un'intera generazione, senza aver alcuna colpa, è stata letteralmente soffocata, ma questa generazione ha solo due possibilità, o cedere al soffocamento o reagire al soffocamento ribaltando quel cuscino che ora hai impresso in faccia e che ti toglie lentamente il respiro. Sarà l'armata rivoluzionaria dei sonnambuli,metaforicamente, ad unire l'attuale Roma con la vecchia Parigi? D'altronde, non casualmente, sia Roma che Parigi, il 12 aprile, hanno protestato contro l'austerità.
Certo esiste sempre la possibilità che lei Stato rinunci al soffocamento, ma ad oggi di segnali reali e non strumentali solo a logiche sterili ed elettorali, in tal senso, non se ne vedono mica.



fonte foto: corriere.it

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