Quando da Ronchi nel 1953 rischiò di partire una nuova marcia ma per prendere Trieste, fu fermata dagli inglesi

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Siamo negli archivi del Dipartimento di Stato americano, documenti desecretati da poco. E salta fuori un telegramma del 1953. Un documento che scotta, perché ci racconta quanto siamo andati vicini a un pasticcio colossale proprio lì, a Ronchi. Ma prima, facciamo un po’ di contesto. Trieste, in quegli anni, è un posto incredibile. C’è il Territorio Libero, che però sulla carta è una cosa e nella realtà è un’altra. Comandano gli Alleati. Prima c'è stato un generale inglese, Sir Terence Airey: un uomo che piaceva a tutti i filo italiani, un periodo d'oro! Trieste era un pezzo d'America in Italia: cinema a ogni angolo, dollari che giravano a fiumi e, pensate, più di tremila ragazze triestine che alla fine sposano soldati americani e partono per il "sogno". Airey era uno che vedeva di buon occhio gli italiani, era un anticomunista convinto, si andava d'accordo. Poi però arriva Sir Thomas Winterton. E qui la musica cambia. Winterton è un inglese tutto d...

Dopo l'ipnosi Calcio, Italia ora sveglia


Sveglia.
E' finito il sogno di vincere l'Europeo di calcio.
23 milioni di persone incollate davanti la tv, maxischermo, radio ed internet.
Ipnosi calcistica.
Sono rimasto impressionato nel vedere le strade di Trieste vuote, salvo poi incontrare le masse proiettate a guardare lo schermo, la tv, il calcio.
E' finita male.
Vedi qualcuno scalciare l'oceano di bottiglie vuote disseminate in Piazza dell'Unità, altri bere e dire abbiamo perso è una brutta faccenda, altri guardare per terra.

Forse è stato un momento di sfogo, forse è stato un momento di distrazione, certamente è stato un calcio politicizzato, però ora, almeno fino all'inizio delle Olimpiadi, esiste un mese ove ci si deve svegliare.
Dopo la riforma pensioni, dopo la precarizzazione assoluta del diritto al lavoro e del lavoro, dopo l'attacco al principio ed alle conquiste figlie di quel 68 che da questo momento in poi si potranno vedere solo in qualche filmato d'epoca, leggere in qualche libro od ascoltare le canzoni che hanno trasmesso l'emozione della ribellione fino ai nostri tempi, adesso arriva il momento dei licenziamenti anche nel pubblico impiego.
Circolano le prime voci, si parla in totale, nell'arco di tre anni, di 100.000 lavoratori che attraverso vari espedienti verranno mandati a casa.
La crisi figlia delle speculazioni finanziarie e governata dagli invisibili del mercato, continua a governare le scelte sostanziali di una vita del Paese.
Scelte che dovrebbero essere determinate dalla sovranità popolare, dalla democrazia, ma non è più così.
Dobbiamo prendere atto che abbiamo perso su tutti i fronti.
Basta con i soliti slogan che hanno slogato solo la loro essenza, penso all'articolo 18 non si tocca, ed infatti lo hanno massacrato, penso l'acqua è un bene comune e non si svende, ed infatti continuano a mantenerla nell'ambito del privato, penso noi la crisi non la paghiamo, infatti la paghiamo cara .
Basta.
Poggiamo con umiltà i piedi per terra.
Forse non comprendiamo questo Paese, questa società.
Ho sentito infinite volte dire ma come è possibile che per una partita di calcio scendono in piazza milioni di persone e per difendere il lavoro quattro gatti ribelli?
Se accade è possibile.
Ed allora ora sveglia.
Sveglia dall'ipnosi collettiva.
Il sogno, per molti italiani, è finito, ora si deve affrontare la realtà.
Diminuiscono i consumi, chiudono le aziende e le attività commerciali, le città sono sempre in condizioni a dir poco pietose e degradate, il diritto al lavoro è roba vecchia ed archiviata.
Questa è la realtà.
Sveglia, cercando di riconquistare quella solidarietà che oggi è venuta meno.
Facciamo finta che l'Italia intesa come sistema Paese stia giocando una partita di calcio decisiva per varie generazioni.
La vogliamo giocare o no questa partita?
Vogliamo essere spettatori?
Ma almeno cerchiamo di tifare e sostenere il giusto, ed il giusto oggi vuol dire Stato sociale equo e solidale, dove la dignità di essere umano viene prima di ogni profitto.
Un mese per la sveglia prima della nuova epocale ipnosi, le Olimpiadi.

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