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A Filandari (Vv) dopo la strage vietati i funerali pubblici. Storia di ordinaria società.

Prima di scrivere questo articolo, ho voluto riflettere per capire come è stata percepita la tragedia del vibonese sia dalla collettività che dai media.
Io in quella terra ci sono nato, ho vissuto per anni a Vibo, ho lottato con i compagni di Vibo anche con i rischi del mestiere come si suol dire.
Il Procuratore di Vibo, Mario Spagnuolo, lo conosco di persona.
Lo incotrai pochi giorni dopo il suo insediamento al vertice della Procura vibonese.
Non dimenticherò mai quello che mi disse: " caro Marco quello che ho visto in questi pochi giorni a Vibo non lo ho visto da nessuna parte".
Questo per far capire ai più che il vibonese è terra difficile, chiusa e protetta.
Vibo è una cittadina divenuta nel 1992 capoluogo di provincia. Il suo hinterlad è grande, si costruisce tanto,si specula, e si muore anche per le dette speculazioni. Mi viene in mente l'alluvione del luglio del 2006.
Ma a Vibo ci sono tante persone, e ripeto tante, che lottano per ribaltare le cose, e non migliorarle.
Perchè ciò che non funziona non lo si può migliorare ma lo si deve solo annientare.
Il sistema mafia è ciò che non funziona.
Ma la mafia calabrese, come qualcuno ha recentemente scoperto, è basata prima di ogni cosa su elementi piccoli ma determinanti, onore, rispetto, e silenzio e fedeltà.
Elementi che esistono da sempre, e li ho vissuti anche io come tanti sulla mia pelle.
Non dimenticherò mai una sera d'inverno dei primi anni 90, che ritornando con alcuni amici da una serata, ridendo anche ad alta voce su alcune situazioni verificatesi in quella sera, ecco che dal lato opposto della strada un ragazzo urlando dice " cosa caz.. ti ridi". Pensando che stavamo ridendo su di lui.
Non è servito a nulla spiegare ciò.
Risultato?
Mi prendo un cazzotto, ma non finisce lì. Casualmente si trovava in quella zona anche il cugino di questo tipo.
Si avvicina , mostra la pistola e mi riprendo altro cazzotto.
I miei amici erano terrorizzati, io per un mese non sono uscito di casa.
E di episodi ve ne sarebbero altri e tanti altri ma risparmio il tutto per un semplice motivo, perchè non è di me che dobbiamo parlare ma di altro.
A Filandari che è un comune di 1.875 abitanti situato alle porte di Vibo, ciò che è successo non è cosa straordinaria. Filandari è un paese caratterizzato da tante festività religiose: il 15 luglio "discesa" Santa Marina, il  17 luglio festa patronale Santa Marina, il 9 agosto "salita" Santa Marina. Ultima domenica di Settembre festa di Maria Santissima Addolorata. Secondo sabato di settembre discesa Maria SS del potere; seconda domenica festa di Maria santissima del potere(SCALITI); 31 gennaio "messa degli angeli" per tutti i giovani defunti.
 Un paese che vive di agricoltura e religiosità.
La mentalità che caratterizza molte persone di determinata provenienza sociale è ferma radicalmente e culturalmente a quei principi che hanno permesso per esempio alla Barbagia di avere una propria legge, il loro status di diritto.
La loro legge.
Mi viene in mente per esempio il furto della macchina. Prima di rivolgerti eventualmente alla polizia, chiedi "agli amici" se possono fare qualcosa.
Oppure all'interessamento per una ragazza.
Prima di "provarci" chiedi se è libera o se è interessata a lei qualcuno.
E' tutto vero ciò non sono invenzioni.
Per esempio basta andare la sera a Pizzo Calabro, magari nel periodo estivo, troverete ragazzi "appoggiati" sulle inferriate del lungo mare a guardare le ragazze che passeggiano davanti a loro per farsi guardare, corteggiare.
Cose che accadevano in altro secolo, ma succede ancora.
Ciò avrà il suo fascino ma in realtà dietro vi è celato un modello culturale ben definito.
Ma omicidi e stragi come quella di Filandari sono sempre accadute e non solo in Calabria.
Per esempio a Torino pochi giorni addietro  un ragazzo è stato ucciso con un pugnale durante una rissa per uno sguardo di troppo alla ragazza del gruppo rivale.

Però è anche vero che in Calabria omicidi similari sono accaduti per anni. Per esempio nel mese di ottobre del 2010 un ragazzo sarebbe stato aggredito e picchiato a morte per un apprezzamento nei confronti di una ragazza. Questa la sorte toccata ad Angelov Krasimir, il bracciante agricolo bulgaro di 33 anni trovato morto in una strada del villaggio turistico Marina di Sibari, a Cassano Ionio.

Nel luglio del 2010  Una lite per una bicicletta è  degenerata in rissa vera e propria. Un ragazzo bulgaro di 16 anni Oppido Mamertina, centro del Reggino è stato ucciso per tale motivo.

Ma ad uccidere per tali motivi, per questione di onore, di rispetto, sono state anche le donne. Per esempio nel mese di agosto del 1985 una giovane donna ha sparato con molta precisione: un colpo in fronte,ad un ragazzo quindicenne, che aveva tentato di salvarsi fuggendo.
  Il  fatto è accaduto in  una pizzeria nel centro di Reggio Calabria. La vittima era  Antonio Verduci, studente: suo padre era stato ucciso tre mesi prima perchè aveva deriso un compagno di caccia.
La giovane assassina, aveva da qualche tempo una relazione con il cugino della vittima, G. V., di 18 anni. Questo legame era però osteggiato in tutti i modi dal quindicenne ucciso.
E quindi viene punito con la morte.

In Calabria però, come ricordato, contro questo sitema culturale da cui trova forza di esistenza e vitale la 'ndrangheta, perchè la 'ndrangheta è prima di ogni cosa un fenomeno culturale e sociale e solo poi economico e politico, compagni di lotta sono stati puniti per aver provato a lottare contro questo processo.

Mi viene in mente Rocco Gatto che si muoveva in una realtà caratterizzata dalle storiche battaglie delle gelsominaie sullo Ionio reggino,  o da quelle dei braccianti sulla Piana.  Per esempio Gioiosa è il paese dello sciopero cittadino contro la mafia, nel ‘75, il primo in Italia. È anche il primo Comune a costituirsi parte civile in un processo contro le cosche. Protagonista di questi primati dell’antimafia è Francesco Modaffieri, in quegli anni battagliero sindaco del Pci.
Rocco Gatto venne ucciso per le denunce fatte contro i mafiosi, per aver provato a svegliare la mente delle persone.
Oppure Peppino Valarioti che si trovava a vivere una campagna di guerra elettorale. Per esempio,nel 1980 i manifesti del Pci i mafiosi non li strappavano né li coprivano. Li capovolgevano. Il significato era più che chiaro.
Non strappare, non coprire ma capovolgere.
Colpire come e quando decido io.
 «Se qualcuno pensa di intimidirci si sbaglia di grosso, i comunisti non si piegheranno mai». Questo quanto detto da  Peppe Valarioti  aprendo il 25 maggio il comizio in piazza .
Ma in quello stesso giorno arriva in paese la `ndrangheta della Piana poichè è morta la madre di don Peppe Pesce.
Peppino ha sfidato il modo di pensare e di agire di quella terra.
Pochi giorni dopo  a soli trent’anni di età verrà massacrato a colpi di lupara nella notte, all’ uscita da un ristorante dopo avere festeggiato la vittoria del partito comunista alle elezioni amministrative.

"Quanto è accaduto – ha detto il prefetto, Luisa Latella – è un fatto troppo efferato e c'è il timore che possano esserci reazioni. Da qui la necessità che le esequie si svolgano in condizioni di massima sicurezza. Per questo abbiamo deciso di vietare i funerali pubblici".
Questo quanto dichiarato dal Prefetto di Vibo sulla strage di Filandari. Cosa è cambiato dalla morte di Rocco Gatto o Valarioti?

Per sfogare tutta la loro rabbia contro quella famiglia di Filandari, gli esecutori della strage hanno sparato 40 colpi di pistola utilizzando un doppio caricatore per ognuna delle due pistole utilizzate, una calibro 9x21 ed una 7.65. 
Li hanno massacrati per ragioni  di carattere sociale, culturale, per il modo di pensare.
E da ciò che deve partire la rivoluzione nella lotta alla 'ndrangheta in Calabria.
Dalla cultura, dalla società.


Marco Barone

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