L'Incipit del Mito: Scarabocchio o Genio? Il caso Cy Twombly
Prendete un nome qualunque, squisitamente borghese: Edwin Parker, Jr. Poi dimenticatelo, perché la storia dell'arte ha preferito battezzarlo Cy Twombly. Inizia così la parabola di uno dei protagonisti più divisivi, sfrontati e assoluti del contemporaneo. Un uomo capace di spaccare in due il tempio della critica con un colpo di pastello. Da un lato, il coro dei profani indignati, pronti a giurare che un'opera del genere «saprebbe farla anche un bambino della scuola dell'infanzia»; dall’altro, l'aristocrazia dell'intelletto che, per usare le parole di un nume tutelare come Mario Schifano, esigeva di «aprire la mente» per sintonizzarsi sui canali del nuovo che allora irrompeva tra i vicoli e i palazzi della Capitale. Il risultato? Capolavori assoluti. Incompresi dalla massa, certo, ma chiarissimi all'olfatto finissimo dei mercanti d’arte. Sia chiaro, Twombly non è nato dal nulla e non ha dipinto nel vuoto. Se il talento era puro istinto, il posizionamento sociale è stato un capolavoro di geopolitica culturale. Cy non era un outsider; era esattamente dove bisognava essere. Frequentava le orbite giuste, si muoveva tra i salotti didi Peggy Guggenheim e i blasoni dei Franchetti. Non è un caso che abbia sposato Tatia Franchetti, una donna di straordinaria sensibilità artistica, la cui statura è stata recentemente celebrata in una raffinata mostra alla Treccani di Roma. Le sue fotografie, riscoperte oggi, ci restituiscono una prospettiva intima, colta e quotidiana della vita condivisa con Cy. Mentre lui aggrediva la tela con segni ancestrali, lei ne documentava l'esistenza con un occhio di geometrica e silenziosa bellezza. Oggi quei tratti apparentemente caotici, quelle scritte a matita che sembrano quasi insulti al classicismo, si vendono a milioni di euro. Ma la vera, ironica apoteosi di Twombly non si consuma nelle sale d'asta di New York o Londra, bensì nel cuore sacro di Roma. Le sue ceneri riposano all'interno della chiesa di Santa Maria in Vallicella. Un privilegio monumentale, quasi papale, concesso a pochissimi eletti della modernità – un destino che lo accomuna a Giorgio de Chirico, solennemente sepolto in San Francesco a Ripa. Non ci sono più i Cesari, non ci sono più i pontefici mecenati del Barocco. Oggi, sul trono della Città Eterna, siedono i sovrani dell'avanguardia concettuale. I nuovi re di Roma.
mb

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