L'organizzazione O che ha anticipato GLADIO aveva come principale obiettivo il monfalconese ma fu Gorizia ad avere il primato di strutture paramilitari

Da pochi mesi è disponibile una mole di documentazione enorme che riguarda l'attività della commissione Moro (XVII legislatura),  come desecretata dall’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati. Tra i vari documenti che interessano le indagini sulle zone ancora oggi tutt'altro che pienamente risolte sull'omicidio di Moro e gli agenti della sua scorta ve ne sono alcuni focalizzati su GLADIO e le organizzazioni di guerra ritenute non ortodosse che hanno avuto affermazione anche nel nostro territorio. Come la Organizzazione O  derivata dalla analoga organizzazione "Osoppo", che a sua volta traeva origine dalla omonima formazione partigiana anticomunista. Secondo quanto affermato in una scheda informativa proveniente dal Sismi alla quale ha attinto anche il Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza per la relazione presentata il 4 marzo 1992, dopo la smobilitazione della formazione partigiana, avvenuta in data 24 giugno 1945, nel gennaio 1946 i capi della formazione chiesero il riarmo dei reparti di fronte a ripetuti episodi di violenza accaduti nelle zone di confine con la Jugoslavia. Si parlava di 2130 uomini che fecero parte di questa organizzazione che operavano occultamente. Emerge che al momento dell'entrata in vigore del trattato di Pace, nel settembre del 1947, la formazione era costituita da 4484 unità. Nell'ottobre 1948, l'Organizzazione, che nel frattempo aveva assunto la denominazione di <<Volontari Difesa Confini Italiani  >> fu incaricata dal Comando della divisione <<Mantova>> di <<preparare uno studio per l'impiego dei volontari nella protezione di opere, impianti e comunicazioni in caso di grave perturbazione dell'ordine pubblico>>. Sarà poi nel 1949 che averà una nuova trasformazione in organismo militare segreto costituita da 256 ufficiali, 496 sottufficiali, 5728 uomini di truppa.  Vi furono anche dei componenti locali che fecero parte dell'organizzazione O, che ebbero anche ruolo politico di rilievo nel nostro territorio ed emerge negli atti che lo scopo iniziale della organizzazione O, da cui poi discenderà GLADIO era quella praticamente di opporsi  alle infiltrazioni filoslave e slave e soprattutto comuniste che erano presenti in particolar modo nella classe operaia monfalconese dove c'erano i cantieri ed una forza presenza operaia.  Non stiamo mica parlando di noccioline qui, ma di cose incredibili, illegali, clandestine, occulte, che non solo sono state gestite all'italiana, al solito, ma addirittura si è nel paradosso dei paradossi che si chiede la valorizzazione di chi ve ne ha fatto parte! Ed emerge negli atti che il monfalconese fu un territorio monitorato con attenzione, nel gergo si dice attenzionato e oggetto di importanti azioni di spionaggio posto in essere da organizzazioni occulte se non clandestine paramilitari. Ma fu la città di Gorizia ad aver avuto però il primato. Negli atti desecretati si evidenzia che esiste una documentazione saggistica sufficientemente fondata sia su formazioni paramilitari che su organizzazioni politiche che sembrano avere avuto nell'immediato dopoguerra un solido retroterra istituzionale occulto a Gorizia che viene indicata in ordine alle formazioni paramilitari come la città che ebbe il maggior numero di queste organizzazioni di cui se ne citano nei documenti diverse.  Anzi,  a Gorizia nacque, emerge negli atti, la prima organizzazione costituita da una quindicina di partigiani anticomunisti che è stata il primo esempio, nel dopoguerra, di un gruppo dotato di doppia struttura, palese e occulta. Tra quelle citate a titolo di esempio figuravano  l'Associazione Partigiani Italiani (API), che risultava essere stata fondata appunto a Gorizia  nel dicembre 1945, un'altra formazione pararnilitare, erq era quella denominata "Fratelli d'Italia" oppure  l'Associazione Partigiani Cristiani, diretta da Pietro Cattaneo, il quale restò poi coinvolto, sia pure marginalmente, nelle indagini sulla strage di Brescia del 28
maggio 1974. Quali azioni poi vennero attuate nel concreto e quali conseguenze ebbero queste azioni e provocazioni messe in campo è ancora oggi oggetto di approfondimenti e chiarimenti che forse mai ci saranno compiutamente in un territorio quale la Venezia Giulia che ricordiamolo subì in quel periodo storico più di 500 giorni di violenze di nazionalismo filoitaliano estremo, 500 giorni di violenza neofascista, di attentati, sparatorie, lancio di bombe, aggressioni, ove non sono mancate né vittime né feriti,  che ebbero come vittime principalmente comunisti, sindacalisti, anarchici e cittadini non allineati con la volontà di "ritornare" all'Italia. 

mb 

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