Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Quell'attentato al Km 5 di Peteano, a cinque giorni dalla festa dei Carabinieri


 


Tre carabinieri persero la vita, altri due rimasero feriti, il bilancio sarebbe potuto essere più grave, per quanto grave fosse l'aver tolto alla vita a dei padri di famiglia, a dei carabinieri, considerati dalla mano stragista neofascista come dei soldati in guerra, una guerra che non sapevano di saper combattere. La vigliaccheria fascista colpisce così. Nel mucchio, come successo a piazza Fontana, a Bologna, a Brescia, o in modo mirato, e sprezzante sempre verso la vita, come successo a Peteano in quel 31 maggio del 1972.  Purtroppo l'Arma ne uscì vittima due volte, sia per gli uomini persi che per i depistaggi effettuati da parte di chi si sarebbe dovuto attivare per fare giustizia per dei propri colleghi, invece, per dei motivi che ancora oggi rimangono in parte oscuri, si preferì indirizzare volutamente le indagini verso una farlocca pista rossa, prima e gialla, poi. Eppure nel sito dell'Arma, ad esempio, si cerca  di "giustificare" la pista rossa o gialla in modo improprio. Si può leggere in un testo del 2014:

In quell'anno ci fu anche un terribile attentato che costò la vita a tre uomini dell'Arma. Il pomeriggio del 31 maggio una telefonata anonima informò i Carabinieri di Gorizia che nei pressi di Peteano (in un bosco) c'era una Fiat 500 sospetta con due fori di arma da fuoco sul parabrezza; quando una pattuglia dell'Arma giunse sul luogo della segnalazione e fu aperto il cofano della vettura, un ordigno esplose, uccidendone tre militi (il brigadiere Antonio Ferraro di 31 anni e i carabinieri Donato Poveromo e Franco Dongiovanni, di 33 e 23 anni) e ferendone gravemente altri due. Si trattò di un agguato premeditato.
Venti giorni prima si erano svolte le elezioni anticipate che avrebbero condotto alla formazione del governo Andreotti-Malagodi e due settimane prima era stato assassinato il commissario Luigi Calabresi. Fu abbastanza naturale che le indagini battessero inizialmente la pista rossa (e quella della criminalità comune). Soltanto nel 1984 gli inquirenti rivolsero la loro attenzione verso la destra eversiva e, in particolare, a soggetti già militanti nella organizzazione denominata Ordine nuovo. Fu allora che un affiliato al movimento, Vincenzo Vinciguerra, confessò il fatto e ne indicò i coautori fornendo riscontri alle sue dichiarazioni. Riscontri che indussero alla pronuncia di condanne divenute definitive.

Non si fa alcun cenno alle opere di depistaggio. All'operato  del generale dei carabinieri Dino Mingarelli, del suo braccio destro colonnello Antonino Chirico e del maresciallo Giuseppe Napoli.Ciò non rende merito all'Arma, non a casa si parla ancora oggi di strage dimenticata, perché imbarazzante per le Istituzioni. E comunque l'Arma  ne è uscita rinforzata da quella bruttissima pagina. Ritornando alla maledetta sera del 31 maggio del 1972, circostanza non casuale, perchè nulla era casuale nella mente stragista neofascista, volle che l'autobomba fosse collocata al km 5 di Peteano, a cinque giorni dalla festa dell'Arma. Il messaggio era chiaro. L'obiettivo, pure. L'Arma. Come è noto la festa dei Carabinieri è stata fissata al 5 giugno di ogni anno con la seguente circolare del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri n. 204/41-1914 dei 7 aprile 1921:

"Avendo le aspre vicende della passata guerra rese, nella storia di ogni Arma e Corpo, alcune date particolarmente memorabili per sacrifici eroici compiuti o per il conferimento di alte ricompense, il Ministero della guerra ebbe non ha guari a disporre che apposita Commissione stabilisse, ex novo, quale dovesse essere la data della festa anniversaria di ciascun'Arma o Corpo. Ora il prefato Ministero, mentre ha comunicato che verranno fra breve, e non appena saranno ultimati i relativi studi tuttora in corso, emanate disposizioni al riguardo, ha avvertito che la festa anniversaria dell'Arma, colle disposizioni stesse, sarà fissata al 5 giugno di ogni anno - data di concessione della medaglia d'oro all'Arma medesima - e che, ciò stante, la celebrazione di essa dovrà essere fatta anche per l'anno in corso alla data anzidetta. Quanto sopra si comunica per opportuna conoscenza e norma di codesto Comando e di quelli dipendenti".

La data del 5 giugno non è chiaramente da confondere con quella di fondazione dell'Arma, che avvenne a Torino il 13 luglio 1814 sul modello delle gendarmerie che i francesi avevano costituito in Italia in epoca napoleonica.

mb

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