L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Se solo l'aeroporto di Ronchi, viene chiamato solamente con il nome di una città diversa, Trieste

 

La storia dell'aeroporto ronchese risale all’aprile del 1935 quando si diede il via libera alla costruzione del campo di aviazione utilizzato come base di supporto all'addestramento dei velivoli del 4° Stormo Caccia basato a Gorizia. Subì attacchi durante la seconda guerra mondiale, tanto da azioni partigiane, che fecero saltare in aria degli aerei nazisti, quanto dai bombardamenti degli Alleati, venne  presidiato dalla Royal Air Force britannica fino al 1947, per poi diventare un campo di ortaggi. Nel vero senso della parola.

foto tratta dalla mostra sulla storia militare dell'aeroporto ronchese organizzata dal Cav. Storni

Sarà grazie all'ingegno di Furio Lauri che l’aeroporto iniziò lentamente una sua seconda vita, con la società Meteor, che fece da ponte dal passaggio militare dello scalo ronchese a quello civile che si definì nel 1977 quando venne dichiarato “aeroporto civile statale” perdendo il suo status di “aeroporto militare aperto al traffico civile”. Lo scalo, l'unico, del Friuli Venezia Giulia, da qualche anno è passato dal nome ed intitolazione, "Trieste No-Borders Airport Pietro Savorgnan di Brazzà Ronchi dei Legionari Friuli Venezia Giulia”, al più semplice Trieste Airport. Nel sito dell'ENAC è indicato solo come aeroporto di Trieste. Ma se si vanno a vedere altri scali collocati in città minori, lo scalo riporta il nome del Comune o della località che lo ospita o anche. Come Alghero, Comiso, Lamezia,Milano Linate, Milano Malpensa, Roma Fiumicino, solo a Ronchi non se pol abbinare il nome di Trieste a quello di Ronchi, perchè? Quasi come se si volesse cancellare Ronchi, città di 12 mila abitanti, che deve sorbirsi l'aeroporto, tanto nel bene quanto nel male però, e che non deve avere neanche il diritto di vedersi riconosciuta ufficialmente come la città che ospita lo scalo regionale. Tutto ciò è inaccettabile e la politica regionale deve attivarsi per cambiare rotta, decisamente.

Questo l'elenco di come vengono citati gli scali aeroportuali nel sito ufficiale dell'ENAC:

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