Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

Trieste, un clamoroso caso nazionale, ma la via del compromesso all'italiana sembra non essere più possibile

 


Da settimane a Trieste cittadini, lavoratori, manifestano per le strade la contrarietà al greenpass, strumento problematico che determina dei costi sociali importanti e tanti di costoro protestano anche contro il vaccino. Non andrebbero mescolate le due questioni, ma vero è che chi è costretto a tamponarsi per avere la carta verde è non vaccinato, perchè rifiuta il vaccino. Parliamo di circa 4/5 milioni di lavoratori. Una enormità. A Trieste erano decenni che non si vedevano manifestazioni così imponenti, numericamente importanti per una città di solo 200 mila abitanti. Il cortocircuito è vicino, e la sensazione che si sta maturando è che il compromesso all'italiana, soprattutto a Trieste, non sarà più possibile. Va fatta una riflessione sullo stato della pandemia. Ciò è imprescindibile. Ottobre è un mese fondamentale per capire se stiamo uscendo da questo incubo. L'ultima volta che abbiamo raggiunto quota 100 mila contagi in Italia è stato ad aprile, mentre  la prima volta che si è raggiunta questa quota è stato il 19 ottobre 2020. E lo stesso discorso vale per le vittime. Tolto il picco raggiunto nella fase iniziale della pandemia, ben 5339 morti a marzo 2020, vi è stato poi un costante calo, per iniziare la curva a risalire in modo importante ad ottobre ed arrivare al massimo raggiunto dopo il picco di marzo, con 5102 vittime . Questo è un periodo delicato. La campagna vaccinale in Italia procede non in modo deciso, e in regioni come il FVG sembra procedere con il freno a mano. I proclami trovano il tempo che trovano, i bla, bla, bla, direbbe Greta, non risolvono il problema. Siamo al sedicesimo posto in Italia per numero di vaccinati in rapporto alla popolazione, come fotografa la fondazione GIMBE, nel suo meticoloso lavoro. Questa è la realtà in una regione di poco più 1 milione di abitanti ed in una zona di confine delicata. E in tutto ciò crescono, invece, le manifestazioni no vax e non greenpass. I vaccini sono fondamentali per uscire da questo incubo. Giusto per ricordarlo in Italia abbiamo ad oggi oltre 131 mila vittime uccise dal virus. Come se  città come Salerno o Ferrara fossero state spazzate via. Se il sistema ti dà la possibilità di scegliere, il cittadino sceglierà. Il problema è a monte. Il greenpass è un compromesso che sta producendo un cortocircuito clamoroso e forse anche prevedibile. Bisogna riflettere sul perchè Trieste sia diventata, suo malgrado, un caso nazionale. Nulla nasce dal caso. O si può non essere vaccinati,  allora il greenpass è uno strumento che va superato, o si deve essere vaccinati senza se e ma, con conseguente introduzione dell'obbligo vaccinale, la via di mezzo non sembra essere più sostenibile.

mb

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