I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Radio Capodistria, modello straordinario di come sia possibile una regione transfrontaliera senza confini

 


72 candeline. Son tante, per una radio che ha attraversato buona parte del ‘900 e i primi anni venti di questo nuovo millennio, affrontando turbolenze geopolitiche di ogni tipo. C’era una volta la Jugoslavia, nata nel 1949 dopo il Trattato di Pace di Parigi del 1947, nata nel momento in cui la Jugoslavia era filo sovietica,  conoscerà il periodo della rottura tra Tito e Stalin, con lo shock enorme per molti comunisti che erano andati a costruire il socialismo che vivranno sulla propria pelle l'incubo degli incubi, conoscerà il periodo d’oro della Jugoslavia, terra cuscinetto tra l’Occidente e l’Unione Sovietica,  vivrà la fine dell’utopia socialista con una guerra tra popoli tenuti insieme più che dall’ideale forse da un contenitore voluto soprattutto dagli inglesi, un contenitore che andrà a pezzi, la prima a filarsela sarà proprio la Slovenia, si inventerà Stato, verrà seguita dalla Croazia e poi da quelle guerre degli anni ’90, le ultime tradizionali sul suolo europeo.  Ha attraversato guerre, Stati, nazioni, ideologie, epoche mantenendo sempre la barra diritta, con lo scopo di unire le minoranze italiane autoctone e non, cercando di salvaguardare una delle radici di queste terre. Terre dove radici latine, slave, germaniche, o magiare, convivevano, poi in base al momento storico ci sarà il predominio dell’una verso l’altra, ma tutelare una radice culturale, una minoranza, significa tutelare la vera anima di questa meravigliosa zona transfrontaliera che oggi attraversa tre Stati, tre nazioni diverse tutte unite dalle onde di Radio Capodistria che un sistema cattivo ha cercato di ridimensionare. Perché c’è chi non vuole ponti ma muri. Si esalta tanto il progetto Gorizia e Nova Gorica capitale europea della cultura, ma quotidianamente si devono fare i conti con burocrazie che favoriscono il sorgere di nuove frontiere e barriere divisorie. Fioccano appelli, denunce, l’Europa osserva, ma non comprende che qui i confini e le frontiere sono state superate da una realtà che quotidianamente si mescola ed il modello Radio Capodistria, bene comune europeo da salvaguardare, è quello che ha fatto scuola per l’abbattimento di questi muri, unisce con le sue onde, programmi e musica attraverso le minoranze italiane, tre fettine di terra bagnate in parte del mare e spolverate dalla bora che necessitano di vivere insieme in quella che può essere una straordinaria unica regione europea transfrontaliera senza più confini e frontiere. 

mb

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