Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

Siamo realmente pronti a ritornare a scuola?

Il governo probabilmente si giocherà la sua sopravvivenza più che sulla questione del referendum costituzionale su quanto accadrà con il ritorno a scuola. Dopo 7 mesi che non si parla altro di coronavirus, si ha la sensazione di esserci persi un pò tutti in un mondo infinito di ciacole. La questione incredibile dei banchi è certamente quella più emblematica, ma non l'unica. Il tempo per prepararsi c'era. 7 mesi di tempo per programmare la riapertura. Ma qui si ha la sensazione che si stia navigando alla giornata se non a vista. Le incognite a poche settimane dal ritorno a scuola sono incredibilmente troppe. Se si dovesse ritornare con la fallimentare didattica a distanza  continueranno ad essere migliaia di migliaia gli studenti ad essere esclusi dal diritto all'istruzione. E in tal caso con chi staranno a casa? Si è valutato un congedo straordinario per le famiglie? Di ciò non c'è traccia. Ancora oggi non si sa cosa si deve fare con i lavoratori fragili ed il ritorno a scuola è già avvenuto per il personale scolastico, le classi pollaio non sono state superate, di epocale ci sono state solo le chiacchiere, e in tutto ciò non si tiene a debito conto delle paure fondate della comunità scolastica. Intanto da una parte del mondo dei dirigenti si chiede di essere esonerati da alcune responsabilità, come se fossero gli unici ad avere delle responsabilità, docenti ed ATA contano qualcosa? Nella logica umana e comprensibile del si salvi chi può, in un Paese che è passato dagli applausi verso gli operatori sanitari, al dimenticarsi totalmente di loro, con una strage di centinaia di medici, unicum in Occidente e forse anche oltre, si ha la sensazione che si andrà avanti a tentativi. Dalle mascherine per i bambini che non si capisce come faranno a sopportarle per diverse ore, al rischio dell'incremento di lavoro spropositato per il personale scolastico a costo zero per lo Stato al fatto che al primo caso di contagio a scuola ci sarà il panico più totale. Si dice che la scuola non chiuderà nel caso di un contatto positivo. Certo, ma come si comporteranno le famiglie, il personale scolastico in tal caso? Se diserteranno la scuola come dargli torto? Qui sta venendo meno la fiducia e la sensazione è che non siamo pronti a ritornare a scuola, con lo sciacallaggio politico pronto ad infierire ma la colpa di tutto ciò è solo del coronavirus?

mb


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