Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Il lockdown dell'Italia verso la minoranza italiana in Slovenia e Croazia


Se c'è una cosa che è emersa con forza e in modo sconcertante, durante il famigerato lockdown, ovvero confinamento, è che la minoranza italiana in Slovenia e Croazia, per le istituzioni italiane, non sembrano contare molto. Del caso di Radio Capodistria se ne è discusso, al momento tutto è sospeso, ma è ben chiaro che dalle parti della Slovenia c'è chi sogna un ridimensionamento della radio ponte tra la minoranza italiana in Slovenia e la nazione madre quale l'Italia. Vogliono confinarla all'interno di una manciata di Comuni sloveni dove è presente la minoranza italiana. Nulla di più. Della situazione del bilinguismo se ne parla da tempo, bello e buono quello di facciata, ma concretamente la pratica dell'ostruzionismo è spesso la normalità. Scrivevo che era necessario valutare la realizzazione dell'osservatorio in Italia per monitorare e salvaguardare lo stato dei diritti della minoranza italiana in Slovenia e Croazia. Una proposta simile è stata fatta in questi giorni dal deputato della Comunità nazionale italiana, Felice Žiža. L'unico che è riuscito ad incontrare, anche con estrema difficoltà, il nostro attuale ministro degli esteri quando ha incontrato il suo collega sloveno. E non è che sia riuscito poi ad ottenere molto sul fronte della riapertura dei confini. Fumo e poca carne. In Italia manca la stessa sensibilità che c'è da parte della Slovenia verso la rispettiva minoranza autoctona. C'è una sorta di lockdown verso la minoranza italiana in Slovenia e Croazia. Quanto constatato con rammarico da Stefano Lusa nel suo editoriale dove evidenzia che non c'è stata la volontà di incontrare la delegazione al completo della minoranza italiana, lascia intendere il grado della sensibilità che c'è da parte di Roma. Ai minimi storici probabilmente. Forse dall'Italia dovrebbero imparare qualcosa da Lubiana sul punto. Bisogna chiedersi il perchè di questa scarsa attenzione. Poi far sentire la propria solidarietà quando il dado è tratto non serve a nulla, non servono Ponzio Pilato di turno, ma Istituzioni sensibili e attente ai diritti delle nostre minoranze. Dimenticarsi delle minoranze, significa rinnegare la nostra storia e parte della nostra identità. Non esistono italiani di seriea e serieb, ma a quanto pare per qualcuno sì.

mb

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