
Confinato
dentro l'Italia, confinato dentro il tuo Comune, e anche
dentro la tua casa. Se all'inizio dell'emergenza del coronavirus c'era
chi faceva sciacallaggio sulla questione dei confini, invocando il
solito sovranismo nazionalista, alla fine siamo stati proprio noi
italiani ad essere stati isolati dal mondo. Non viene più nessuno qui, e
non ci vuole più nessuno. Per ora. Poi, quando l'emergenza coronavirus
finirà, vediamo cosa nascerà da queste macerie. Ci sono generazioni che
sono nate senza sapere cosa significasse avere un confine. Andavi da una
parte all'altra dell'Europa come se si trattasse di uscire da casa per
andare al tuo bar. Ora, non è più così. Non è ritornato il passaporto, o
il lasciapassare,
ma l'autocertificazione, non ci sono le sbarre, ma i controlli termici e
sanitari. Confinato dentro il tuo Comune, dentro il tuo Paese, dentro
la tua Nazione. Abbiamo riscoperto, nostro malgrado, la maledizione dei
confini. Ed il tutto nel giro di un niente. Un niente che ha stravolto
quel tutto che era la nostra normalità, quotidianità, le nostre
abitudini. Abbiamo dato per scontate tante cose. Così è nei tempi di
coronavirus. Tante le riflessioni che emergeranno, tanti i dubbi, tante
le perplessità. Stiamo vivendo una situazione da incubo. Le strade sono
pressoché deserte, la gente ti guarda in modo sospetto, discuti ad una
distanza di sicurezza "sociale" che ti rende forse anche asociale, ti
senti come un evaso dalla galera, ma sei nella
tua città, nel tempo del coronavirus. Per diversi giorni non potremmo neanche vedere il mare. Dipende se il tuo Comune è bagnato dal mare o meno. Un bene comune, che non sarà più comune, perchè bagna il territorio di un altro Comune in cui puoi entrarci solo se hai l'autocertificazione. E il mare, non ti resta che aspettarlo.
mb
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