L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Abbiamo riscoperto la maledizione dei confini



Confinato dentro l'Italia, confinato dentro il tuo Comune, e anche dentro la tua casa. Se all'inizio dell'emergenza del coronavirus c'era chi faceva sciacallaggio sulla questione dei confini, invocando il solito sovranismo nazionalista, alla fine siamo stati proprio noi italiani ad essere stati isolati dal mondo. Non viene più nessuno qui, e non ci vuole più nessuno. Per ora. Poi, quando l'emergenza coronavirus finirà, vediamo cosa nascerà da queste macerie. Ci sono generazioni che sono nate senza sapere cosa significasse avere un confine. Andavi da una parte all'altra dell'Europa come se si trattasse di uscire da casa per andare al tuo bar. Ora, non è più così. Non è ritornato il passaporto, o il lasciapassare, ma l'autocertificazione, non ci sono le sbarre, ma i controlli termici e sanitari. Confinato dentro il tuo Comune, dentro il tuo Paese, dentro la tua Nazione. Abbiamo riscoperto, nostro malgrado, la maledizione dei confini.  Ed il tutto nel giro di un niente. Un niente che ha stravolto quel tutto che era la nostra normalità, quotidianità, le nostre abitudini. Abbiamo dato per scontate tante cose. Così è nei tempi di coronavirus. Tante le riflessioni che emergeranno, tanti i dubbi, tante le perplessità. Stiamo vivendo una situazione da incubo. Le strade sono pressoché deserte, la gente ti guarda in modo sospetto, discuti ad una distanza di sicurezza "sociale" che ti rende forse anche asociale, ti senti come un evaso dalla galera, ma sei nella tua città, nel tempo del coronavirus. Per diversi giorni non potremmo neanche vedere il mare. Dipende se il tuo Comune è bagnato dal mare o meno. Un bene comune, che non sarà più comune, perchè bagna il territorio di un altro Comune in cui puoi entrarci solo se hai l'autocertificazione. E il mare, non ti resta che aspettarlo.

mb

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