L'Incipit del Mito: Scarabocchio o Genio? Il caso Cy Twombly

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Prendete un nome qualunque, squisitamente borghese:  Edwin Parker, Jr. Poi dimenticatelo, perché la storia dell'arte ha preferito battezzarlo Cy Twombly . Inizia così la parabola di uno dei protagonisti più divisivi, sfrontati e assoluti del contemporaneo. Un uomo capace di spaccare in due il tempio della critica con un colpo di pastello. Da un lato, il coro dei profani indignati, pronti a giurare che un'opera del genere «saprebbe farla anche un bambino della scuola dell'infanzia» ; dall’altro, l'aristocrazia dell'intelletto che, per usare le parole di un nume tutelare come Mario Schifano , esigeva di «aprire la mente» per sintonizzarsi sui canali del nuovo che allora irrompeva tra i vicoli e i palazzi della Capitale. Il risultato? Capolavori assoluti. Incompresi dalla massa, certo, ma chiarissimi all'olfatto finissimo dei mercanti d’arte. Sia chiaro, Twombly non è nato dal nulla e non ha dipinto nel vuoto. Se il talento era puro istinto, il posizionamento soc...

Abbiamo riscoperto la maledizione dei confini



Confinato dentro l'Italia, confinato dentro il tuo Comune, e anche dentro la tua casa. Se all'inizio dell'emergenza del coronavirus c'era chi faceva sciacallaggio sulla questione dei confini, invocando il solito sovranismo nazionalista, alla fine siamo stati proprio noi italiani ad essere stati isolati dal mondo. Non viene più nessuno qui, e non ci vuole più nessuno. Per ora. Poi, quando l'emergenza coronavirus finirà, vediamo cosa nascerà da queste macerie. Ci sono generazioni che sono nate senza sapere cosa significasse avere un confine. Andavi da una parte all'altra dell'Europa come se si trattasse di uscire da casa per andare al tuo bar. Ora, non è più così. Non è ritornato il passaporto, o il lasciapassare, ma l'autocertificazione, non ci sono le sbarre, ma i controlli termici e sanitari. Confinato dentro il tuo Comune, dentro il tuo Paese, dentro la tua Nazione. Abbiamo riscoperto, nostro malgrado, la maledizione dei confini.  Ed il tutto nel giro di un niente. Un niente che ha stravolto quel tutto che era la nostra normalità, quotidianità, le nostre abitudini. Abbiamo dato per scontate tante cose. Così è nei tempi di coronavirus. Tante le riflessioni che emergeranno, tanti i dubbi, tante le perplessità. Stiamo vivendo una situazione da incubo. Le strade sono pressoché deserte, la gente ti guarda in modo sospetto, discuti ad una distanza di sicurezza "sociale" che ti rende forse anche asociale, ti senti come un evaso dalla galera, ma sei nella tua città, nel tempo del coronavirus. Per diversi giorni non potremmo neanche vedere il mare. Dipende se il tuo Comune è bagnato dal mare o meno. Un bene comune, che non sarà più comune, perchè bagna il territorio di un altro Comune in cui puoi entrarci solo se hai l'autocertificazione. E il mare, non ti resta che aspettarlo.

mb

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