Restaurata la tomba della famiglia Fontanot e il Monumento Ossario Partigiano

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Quando parliamo di certe vicende, c’è un dettaglio che spesso ci sfugge. Noi vediamo una pietra tombale, magari consumata dal tempo, e ci sembra soltanto un pezzo di marmo abbandonato nell'erba. E invece no! Dietro quella pietra c’è una storia immane, una di quelle storie che ti stringono la gola. Prendete i Fontanot. A Ronchi, e non solo qui, questo nome vuol dire qualcosa di enorme. Durante la Seconda guerra mondiale questa famiglia viene travolta da una tragedia tremenda, di quelle che la Resistenza ha preteso da chi ha scelto di non stare a guardare. Giovanni, finisce deportato a Dachau. Amido, che fa il commissario nella Brigata Garibaldi Trieste, cade al fronte nel '44. Licio — un ragazzo, gappista — si toglie la vita in carcere pur di non parlare sotto le torture dei fascisti.  Uno solo sopravvive a quell'inferno: Vinicio, comandante nei GAP e poi di un battaglione della Brigata Proletaria. Una storia talmente titanica che a Metlika, con cui sia...

Abbiamo riscoperto la maledizione dei confini



Confinato dentro l'Italia, confinato dentro il tuo Comune, e anche dentro la tua casa. Se all'inizio dell'emergenza del coronavirus c'era chi faceva sciacallaggio sulla questione dei confini, invocando il solito sovranismo nazionalista, alla fine siamo stati proprio noi italiani ad essere stati isolati dal mondo. Non viene più nessuno qui, e non ci vuole più nessuno. Per ora. Poi, quando l'emergenza coronavirus finirà, vediamo cosa nascerà da queste macerie. Ci sono generazioni che sono nate senza sapere cosa significasse avere un confine. Andavi da una parte all'altra dell'Europa come se si trattasse di uscire da casa per andare al tuo bar. Ora, non è più così. Non è ritornato il passaporto, o il lasciapassare, ma l'autocertificazione, non ci sono le sbarre, ma i controlli termici e sanitari. Confinato dentro il tuo Comune, dentro il tuo Paese, dentro la tua Nazione. Abbiamo riscoperto, nostro malgrado, la maledizione dei confini.  Ed il tutto nel giro di un niente. Un niente che ha stravolto quel tutto che era la nostra normalità, quotidianità, le nostre abitudini. Abbiamo dato per scontate tante cose. Così è nei tempi di coronavirus. Tante le riflessioni che emergeranno, tanti i dubbi, tante le perplessità. Stiamo vivendo una situazione da incubo. Le strade sono pressoché deserte, la gente ti guarda in modo sospetto, discuti ad una distanza di sicurezza "sociale" che ti rende forse anche asociale, ti senti come un evaso dalla galera, ma sei nella tua città, nel tempo del coronavirus. Per diversi giorni non potremmo neanche vedere il mare. Dipende se il tuo Comune è bagnato dal mare o meno. Un bene comune, che non sarà più comune, perchè bagna il territorio di un altro Comune in cui puoi entrarci solo se hai l'autocertificazione. E il mare, non ti resta che aspettarlo.

mb

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