Mentre si riapre il caso della "Uno Bianca" a Ronchi danneggiato il monumento dedicato ai Carabinieri

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Mentre si riaccendono i riflettori sui complici mai emersi della Uno Bianca, il destino, beffardo, si scaglia a Ronchi colpendo il primo monumento realizzato in Italia dedicato ai Carabinieri vittime della mano stragista dei componenti della Uno Bianca a Bologna.    Il danneggiamento accaduto a Ronchi segue  l’imbrattamento avvenuto a marzo del monumento in bronzo dedicato ai tre carabinieri uccisi al Pilastro per mano della banda della Uno Bianca il 4 gennaio 1991 realizzato proprio al quartiere Pilastro. Il Monumento ronchese dedicato a  Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini,  carabinieri vittime della banda della Uno   bianca, fu realizzato per mano dello scultore Giovanni Maier su impulso di  "Nicola" Rusca e inaugurato a Ronchi nell'aprile del 1991. Trent'anni dopo il manufatto ha visto essere completato alla base con un mosaico che richiama la bandiera italiana.  Nella mattinata del 15 maggio si apprendeva del danneggiamento di qu...

Abbiamo riscoperto la maledizione dei confini



Confinato dentro l'Italia, confinato dentro il tuo Comune, e anche dentro la tua casa. Se all'inizio dell'emergenza del coronavirus c'era chi faceva sciacallaggio sulla questione dei confini, invocando il solito sovranismo nazionalista, alla fine siamo stati proprio noi italiani ad essere stati isolati dal mondo. Non viene più nessuno qui, e non ci vuole più nessuno. Per ora. Poi, quando l'emergenza coronavirus finirà, vediamo cosa nascerà da queste macerie. Ci sono generazioni che sono nate senza sapere cosa significasse avere un confine. Andavi da una parte all'altra dell'Europa come se si trattasse di uscire da casa per andare al tuo bar. Ora, non è più così. Non è ritornato il passaporto, o il lasciapassare, ma l'autocertificazione, non ci sono le sbarre, ma i controlli termici e sanitari. Confinato dentro il tuo Comune, dentro il tuo Paese, dentro la tua Nazione. Abbiamo riscoperto, nostro malgrado, la maledizione dei confini.  Ed il tutto nel giro di un niente. Un niente che ha stravolto quel tutto che era la nostra normalità, quotidianità, le nostre abitudini. Abbiamo dato per scontate tante cose. Così è nei tempi di coronavirus. Tante le riflessioni che emergeranno, tanti i dubbi, tante le perplessità. Stiamo vivendo una situazione da incubo. Le strade sono pressoché deserte, la gente ti guarda in modo sospetto, discuti ad una distanza di sicurezza "sociale" che ti rende forse anche asociale, ti senti come un evaso dalla galera, ma sei nella tua città, nel tempo del coronavirus. Per diversi giorni non potremmo neanche vedere il mare. Dipende se il tuo Comune è bagnato dal mare o meno. Un bene comune, che non sarà più comune, perchè bagna il territorio di un altro Comune in cui puoi entrarci solo se hai l'autocertificazione. E il mare, non ti resta che aspettarlo.

mb

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