Il disastro ferroviario tra Monfalcone e Ronchi evitato per un soffio

Provate a immaginare la scena, perché è una storia straordinaria e, al tempo stesso, assolutamente agghiacciante. Siamo nel mese di ottobre del 1981, precisamente  alla stazione di Nabresina, è sera, sono circa le dieci di un giorno qualunque. C'è la solita routine ferroviaria: gli operai stanno eseguendo delle manovre di routine per spostare sedici vagoni merci da un binario all'altro. Niente di speciale, lavoro quotidiano. Solo che a un certo punto la locomotiva addetta alla manovra dà una spinta. Ma non una spinta normale, prudente: dà una spinta tremenda , un colpo secco, decisamente troppo forte. E succede  una cosa pazzesca, che questi sedici vagoni, stracarichi di merci, superano il segnale di sosta e partono. Da soli. Senza motrice, senza frenatori a bordo, per pura forza d'inerzia! E imboccano la linea verso Monfalcone-Ronchi, che in quel tratto è in discesa. Invece di rallentare,  raggiungono i vagoni una velocità incredibile. Da mettere i brividi. Questi v...

L'occupazione di Fiume. La chiamano "amor patrio". Ma fu un crimine. E l'Europa e l'Italia dove sono?

"D'Annunzio e i legionari una storia di amor patrio nelle radici della nostra identità. Nel centenario dell'Impresa di Fiume". Questa la targa inaugurata, dal Comune di Monfalcone, presso il monumento che sorge tra Monfalcone e Ronchi, eretto nel 1960, per celebrare l'occupazione della città di Fiume, Rijeka. 
Si celebra insomma il militarismo. L'eversione. L'occupazione di una città straniera. Parlano di amor patrio. Militari eversori che sparano contro militari del Regno d'Italia, inviati a Fiume per cacciarli e porre fine alla dittatura che in 16 mesi ucciderà Fiume. A Fiume parlano del fascismo prima del fascismo. In Italia, si racconta una storia diversa. Di amore, di libertà. Chiaro negazionismo storico, oltre che di evidente riduzionismo visto soprattutto quello che i croati dovettero subire di cui in Italia non si fa alcuna menzione nella "storiografia" istituzionale o nella narrazione del sistema. Fiume e Trieste furono unite dalla stessa sorte. Due porti che erano fondamentali per l'Ungheria e l'Austria divennero inutili per l'Italia. Parlano di amor patrio. A livello internazionale è esploso un bel caso. C'è chi dice che finirà tutto qui, chi, invece, teme che la cosa non si arresterà in un contesto balcanico profondamente instabile. Basta vedere quello che sta accadendo tra croati e serbi, per dirla tutta. Provocazioni, irresponsabili o meno, iniziate da tempo, da quel viva l'Istria italiana, del Giorno del Ricordo, al viva Fiume italiana di questo 12 settembre 2019 che ha segnato in modo negativo i rapporti tra la Venezia Giulia e la Croazia, sicuramente.  
E l'Italia? Perchè tace? E l'Europa? Perchè tace? Qui sono stati posti in essere comportamenti irresponsabili dal punto di vista storico e politico riscaldando gli animi. Espressioni di Enti Locali italiani hanno assunto iniziative sconcertanti, da Monfalcone a Trieste, in particolar modo, i Prefetti, perchè tacciono? Il Governo italiano, perchè tace? Il Presidente della Repubblica, perchè tace? Non si può essere complici di chi ha usato la storia, interpretandola a proprio uso e consumo per fini nazionalistici.  Si è danneggiata prima di tutta l'Italia in tutto ciò e le minoranze italiane che vivono in queste terre. Siamo in teoria, chi più, chi meno, nella stessa casa europea. E l'Italia che ne è Paese fondatore ne sta uscendo malconcia a causa di chi ha preferito celebrare e non condannare eventi che la storia può solo condannare e non esaltare. L'occupazione di Fiume, la chiamano amor patrio. Ma fu un crimine.

mb

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