Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

D'Annunzio in 16 mesi ha distrutto Fiume e ha perseguitato i croati

Come è noto a Fiume inaugura una mostra per il centenario di quella marcia che a Fiume viene letta come il fascismo prima del fascismo. Cosa che in Italia non si vuole capire perchè ci si ostina, per ragioni di opportunismo, a non voler sentire la ragione dei croati e di chi ha subito quell'evento nefasto per le sorti di Fiume. Città dalla plurisecolare autonomia che fu costretta a subire 16 mesi di chiusura ed isolamento che ne sancirono la distruzione socioeconomica. 
A Fiume si consumarono i primi processi di italianizzazione forzata contro i croati. Se nelle mostre che si fanno in Italia si sdogana il dannunzianesimo a Fiume lo si condanna e non potrebbe essere altrimenti.  E la mostra che inaugura il 12 settembre nel palazzo del Governo fiumano attraverso la prospettiva della donna racconta come Fiume venne torturata. La curatrice della mostra afferma, come si legge nel sito croato, "Non hanno idea(in Italia ndr) di cosa sia realmente successo alle persone che sono state improvvisamente costrette a lasciare la loro città perché non avevano più i mezzi di sostentamento, dato che il lavoro di D'Annunzio era proibito a chiunque non fosse italiano. In 16 mesi ha distrutto la città sia in un contesto socio-politico che in termini economici. Questo era in definitiva l'obiettivo di finanziare l'Impresa di Fiume per distruggere Fiume come possibile realtà che fosse in competizione con i porti italiani, in particolare con Trieste", afferma Tea Perincic.
Si racconteranno come alcune donne scesero in piazza per manifestare a sostegno di D'Annunzio, altre contro. Si parlerà  anche della carenza di lavoro in città per i croati, della persecuzione dei croati, come quello subita dai genitori di una donna, una delle protagoniste di quella mostra, che hanno dovuto chiudere il negozio di scarpe in Corso perché erano croati. A Fiume D'Annunzio introdusse l'olio di ricino contro i croati, il razzismo contro i croati era noto in alcuni suoi testi, e oggi stare dalla parte giusta della storia significa stare da una sola parte, senza se e ma, dalla parte di chi ha subito l'oppressione nazionalistica italiana capeggiata da D'Annunzio a Fiume.

mb

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