Quel palo di Ronchi che unisce i nemici storici: Italia e Impero Austro Ungarico


La cittadina di Ronchi dei Legionari, attualmente di circa 12 mila abitanti, vivrà la sua vera svolta nel 1815 quando entrerà a far parte dei possedimenti dell’Impero Austriaco in cui vi rimarrà estremamente fedele per cent’anni. Un territorio che sarà sul fronte durante la catastrofe della prima guerra mondiale le cui conseguenze spianeranno la strada a quell’italianizzazione che attraverso il fascismo verrà aggravata in modo impattante e significativo, a partire dall’attuale denominazione della cittadina, Ronchi dei Legionari, prima si chiamava Ronchi di Monfalcone, per omaggiare la marcia di occupazione della città di Rijeka, Fiume che anticiperà quella su Roma. E già qui vi è un concentrato di contraddizione storica tanto bestiale quanto potente. Accompagnando per oltre due ore in giro per Ronchi un noto giornalista di un noto quotidiano nazionale, che sta realizzando un articolo sul centenario della marcia su Fiume nel raccontare la storia dei luoghi, dei monumenti, da quello di Oberdan, invisibile agli occhi dei più per ragioni ben precise, sino al cippo della Brigata Proletaria, passando dalla targa posta dal capo del fascio triestino, Giunta in onore a D'Annunzio, al monumento di Piazza dell'Unità, ci si è resi conto, narrando il tutto, quanto sia unica la storia di questa cittadina. Una narrazione iniziata dal palazzotto realizzato dal fascismo, inaugurato nel 1925, per poi dilungarsi lungo le vie di Ronchi. Una delle cose che più ha colpito è quel palo di Piazza dell'Unità. Un palo che contiene due indicazioni, piazza dell'Unità d'Italia e piazzetta Francesco Giuseppe I. Due nemici uniti da un palo stradale. L’intitolazione di una piccola piazza situata tra i civici 22 e 24 di via Cau de Mezo, che dopo aver ottenuto il via libera da parte della Deputazione di Storia Patria per il Friuli, la cui origine risale al 15 dicembre del 1918, ha avuto luogo per il centenario dell’inizio della prima guerra mondiale sul fronte italiano, nel maggio del 2015. Piazzetta intitolata a Francesco Giuseppe I d’Asburgo – Lorena. Caso probabilmente unico in Italia. Però non è l'unico caso di espressione del periodo asburgico presente a Ronchi, un paese fedele all'Austria e che si è trovata l'Italia imposta. Italia qui ha significato guerra, ha significato abbandonare le proprie terre per trovare riparo a Wagna, ha poi significato fascismo. E non deve stupire se nella memorie della gente di questi luoghi il nome Italia non sia proprio un bel ricordo e se in tanti preferivano finire sotto la Jugoslavia piuttosto che sotto l'Italia. C'è ad esempio via Giuseppe Bugatto, il quale fece parte dell'amministrazione dell'Impero d'Austria come regio-imperial segretario di luogotenenza al Ministero del culto e istruzione, deputato al Parlamento di Vienna per il Partito Cattolico Popolare Friulano, e a causa del suo profondo lealismo alla Casa d'Asburgo, al termine della prima guerra mondiale le autorità italiane gli impedirono il rientro nella città di Gorizia da Vienna. Ed il tutto contrasta con quel furore nazionalistico che a Ronchi venne spianato dagli anni venti in poi. In un paese dove l'Impero aveva avuto rispetto degli italiani del posto, rispettando la lingua, l'identità, la cultura, le tradizioni. Basta pensare che il simbolo del Comune di Ronchi realizzato sotto l'Austria aveva ed ha i colori del tricolore italiano.
L'attuale Piazza dell'Unità d'Italia prese questo nome negli anni venti, prima era nota come Piazza Grande, o Piazza Nuova, poi Blasig, il podestà di Ronchi amico di D'Annunzio. Insomma, un palo che unisce i nemici storici, in un paese marchiato profondamente dalla simbologia del nazionalismo reazionario italiano, da Oberdan, al ferimento di Mussolini, alla partenza di D'Annunzio, ma che ha saputo riscattarsi con la Resistenza che in un certo senso ha recuperato quello spirito di unità tra i popoli che si conosceva proprio sotto l'Impero, che è stato comunque l'artefice della propria fine.

mb

Commenti

  1. Volevo solo aggiungere che "Ronchi di Monfalcone" era comunque derivata dall'imposizione del cambio della toponomastica effettuato nel 1923, col decreto n.800 che inventò tutti i falsi toponimi italianizzati nel Carso triestino e goriziano ed in Istria, andando a soppiantare secolari nomi sloveni e croati, ma anche italiani. Modificò infatti anche nomi italiani, come ad esempio "Nabresina" che diventò "Aurisina" (la vera "Aurisina" è quella che oggi viene chiamata "filtri di S.Croce", questo lo scrivo perchè più di qualcuno mi rinfaccia "guarda che Aurisina esisteva già sotto l'Austria!", facendomi vedere come prova la dicitura "Acquedotto di Aurisina" incisa nella pietra, ma in realtà appunto Aurisina è il toponimo per la frazioncina sul mare dove sorge l'opificio dell'acquedotto, sotto la strada costiera e non il paese carsico di Nabresina). Molto in voga con quel decreto l'usanza italiana di allungare i nomi dei posti, così ad esempio Cervignano diventa "Cervigano del Friuli", Santa Croce / Križ diventa "Santa Croce di Trieste", Padrich / Padriče diventa "Padriciano", Buje diventa "Buje d'Istria", Postojna / Adelsberg / Adelberga diventa "Postumia", Opčina diventa "Villa Opicina" (ma forse non soddisfaceva molto ed alcuni anni dopo diventa "Poggioreale del Carso", come sul cellulare Yahoo Weather fa vedere tuttora purtroppo) e la semplice "Ronchi" diventa "Ronchi di Monfalcone", quest'ultimo però è durato solo due anni. A seguire infatti una triste modifica che permane tuttora, come permangono tuttora le altre tristi modifiche, come se tutto quello che è stato fatto negli anni '20 fosse sacro e da conservare, da tramandare, la perfezione da non toccare, il resto non conta nulla.
    Grazie per i suo sempre ottimi articoli.

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