L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Quel vuoto al posto della storica Sala de Banfield - Tripcovich di Trieste




Un bellissimo articolo del Piccolo del 2010 con il quale si raccontava la storia della famiglia Tripcovich, si apriva in questo modo :"La lunga storia della famiglia Tripcovich inizia con traffici e battaglie nel mare Adriatico e termina con un naufragio". Finirà nello stesso modo la sala che ospitava fino al 31 dicembre del 2018 l'attività teatrale della Fondazione Lirica Teatro Verdi di Trieste. Nota comunemente come sala Tripcovich, inaugurata nel 1992 , e nel giugno del 2008, è stata intitolata anche Raffaello de Banfied, compositore, musicista, direttore artistico del Teatro Verdi per oltre 26 anni. Un naufragio culturale  è quello che ci sarà a Trieste. Un vuoto, al posto della cultura. In tutti i sensi e le dimensioni.
Sala realizzata sotto il fascismo per essere la stazione delle autocorriere. Progettata nei primi anni '30 da Nordio e Baldi, verrà rilevata dal Comune nel centenario della fine della prima guerra mondiale per essere demolita. Questioni di gusti, di stile, di estetica, di prospettiva, di punti di vista. Il tutto in una città che fa a cazzotti con se stessa prima che con la storia, che rincorre vie ungheresi e cinesi, che da una parte insegue la sua austro-nostalgia dall'altra quasi in un processo  tragicomico di metamorfosi kafkiana celebra il nazionalismo italiano, un colpo di qua, un colpo di là ,e la sala de Banfield Tripcovich, che ha ospitato nei propri spazi l'Orfeo di Gluck, la prima assoluta della Signorina Julie di Antonio Bibalo, la Messa in si minore di Bach, il debutto del Maestro cinese Lü Jia, lascerà spazio al vuoto. 

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