Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Quel vuoto al posto della storica Sala de Banfield - Tripcovich di Trieste




Un bellissimo articolo del Piccolo del 2010 con il quale si raccontava la storia della famiglia Tripcovich, si apriva in questo modo :"La lunga storia della famiglia Tripcovich inizia con traffici e battaglie nel mare Adriatico e termina con un naufragio". Finirà nello stesso modo la sala che ospitava fino al 31 dicembre del 2018 l'attività teatrale della Fondazione Lirica Teatro Verdi di Trieste. Nota comunemente come sala Tripcovich, inaugurata nel 1992 , e nel giugno del 2008, è stata intitolata anche Raffaello de Banfied, compositore, musicista, direttore artistico del Teatro Verdi per oltre 26 anni. Un naufragio culturale  è quello che ci sarà a Trieste. Un vuoto, al posto della cultura. In tutti i sensi e le dimensioni.
Sala realizzata sotto il fascismo per essere la stazione delle autocorriere. Progettata nei primi anni '30 da Nordio e Baldi, verrà rilevata dal Comune nel centenario della fine della prima guerra mondiale per essere demolita. Questioni di gusti, di stile, di estetica, di prospettiva, di punti di vista. Il tutto in una città che fa a cazzotti con se stessa prima che con la storia, che rincorre vie ungheresi e cinesi, che da una parte insegue la sua austro-nostalgia dall'altra quasi in un processo  tragicomico di metamorfosi kafkiana celebra il nazionalismo italiano, un colpo di qua, un colpo di là ,e la sala de Banfield Tripcovich, che ha ospitato nei propri spazi l'Orfeo di Gluck, la prima assoluta della Signorina Julie di Antonio Bibalo, la Messa in si minore di Bach, il debutto del Maestro cinese Lü Jia, lascerà spazio al vuoto. 

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