Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Quel vuoto al posto della storica Sala de Banfield - Tripcovich di Trieste




Un bellissimo articolo del Piccolo del 2010 con il quale si raccontava la storia della famiglia Tripcovich, si apriva in questo modo :"La lunga storia della famiglia Tripcovich inizia con traffici e battaglie nel mare Adriatico e termina con un naufragio". Finirà nello stesso modo la sala che ospitava fino al 31 dicembre del 2018 l'attività teatrale della Fondazione Lirica Teatro Verdi di Trieste. Nota comunemente come sala Tripcovich, inaugurata nel 1992 , e nel giugno del 2008, è stata intitolata anche Raffaello de Banfied, compositore, musicista, direttore artistico del Teatro Verdi per oltre 26 anni. Un naufragio culturale  è quello che ci sarà a Trieste. Un vuoto, al posto della cultura. In tutti i sensi e le dimensioni.
Sala realizzata sotto il fascismo per essere la stazione delle autocorriere. Progettata nei primi anni '30 da Nordio e Baldi, verrà rilevata dal Comune nel centenario della fine della prima guerra mondiale per essere demolita. Questioni di gusti, di stile, di estetica, di prospettiva, di punti di vista. Il tutto in una città che fa a cazzotti con se stessa prima che con la storia, che rincorre vie ungheresi e cinesi, che da una parte insegue la sua austro-nostalgia dall'altra quasi in un processo  tragicomico di metamorfosi kafkiana celebra il nazionalismo italiano, un colpo di qua, un colpo di là ,e la sala de Banfield Tripcovich, che ha ospitato nei propri spazi l'Orfeo di Gluck, la prima assoluta della Signorina Julie di Antonio Bibalo, la Messa in si minore di Bach, il debutto del Maestro cinese Lü Jia, lascerà spazio al vuoto. 

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