I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

Immagine
C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

L'Europa dei popoli, favorirà "il ritorno" dell'Istria, Dalmazia e Fiume alla "Venezia Giulia"

Il goriziano Graziadio Isaia Ascoli, nel periodo in cui sulle note di Va pensiero, sui muri di alcune città italiane si poteva leggere W VERDI, a significare W Vittorio Emanuele Re D'Italia, coniò i famosi termini geografico-politici Venezia Giulia, Venezia Euganea e Venezia Tridentina. L'Italia mise come amministrazione piede in quella che veniva contemplata come Venezia Giulia alla fine della prima guerra mondiale. Vi erano le estese province di Gorizia, Pola, Fiume e Trieste. E da quel momento inizierà una peripezia che sarà propria di quel secolo breve che porterà alla frantumazione della "Venezia Giulia" il cui nome è stato anche un gran pasticcio storico mescolando insieme identità e peculiarità che contrastavano con l'anima ora germanica, ora slava, ora latina di quella che doveva essere la Venezia Giulia. Il tutto in un territorio che è una miscela potente di identità, latine, slave e germaniche, che i nazionalismi rispettivi hanno nel corso del tempo cercato di annientare l'uno a favore dell'altro. Venne fatta una promessa e scritta sui muri durante una delle fasi dell'esodo verso l'Italia "ritorneremo". Non importa in quale forma e misura, ma ritorneremo. Ed oggi, se c'è un concetto che rischia effettivamente di ripristinare la vecchia Venezia Giulia è quello dell'Europa dei popoli per come coltivato dalle destre. Destre, europeiste, a modo loro. E chi liquida in forze unicamente sovraniste ed antieuropeiste realtà come la Lega, rischia di commettere un grave errore di valutazione. Vogliono il superamento delle nazioni, che per alcune realtà minori, pensiamo alla Slovenia, alla Croazia, sono fondamentali per la "difesa" della propria identità culturale e storica, per quell'Europa dei popoli che attraverso il sistema delle macroregioni potrebbe veder realizzata quella promessa scritta sui muri delle terre abbandonate. 
Ora, si può discutere o meno se l'assegnazione territoriale con il Trattato di pace del '47, Memorandum di Londra e Trattato di Osimo sia stata giusta o meno. A parer mio sarebbe stato giusto vedere le zone costiere dell'Istria, assegnate all'Italia e quelle del Carso sloveno e triestino, alla Jugoslavia, con la definizione di Trieste come città a statuto speciale, autonoma, in rispetto della sua storia autonomista, come lo era quella di Fiume. Il sistema delle Macroregioni che è sostenuto da forze come la Lega, che in questo periodo stanno lavorando per il riconoscimento delle identità territoriali e linguistiche, va nella direzione dell'affermazione della loro ossessione storica, la Padania. Regione inventata, come inventata è la Venezia Giulia. 
E nulla osta che fatta la Padania, si faccia la Venezia Giulia agganciata alla Padania, a quel Veneto, che ultimamente sta a livello di potere economico e politico ben affermandosi anche in Friuli Venezia Giulia.  E l'Italia, unita, in tutto ciò, si va a fare friggere. Come la Slovenia, come la Croazia, come le varie nazioni. Dunque, attenzione a quando si parla dell'Europa dei popoli, perchè per alcune forze questa Europa dei popoli potrebbe essere il cavallo di Troia con cui "ritornare" dove da sempre si vuol ritornare. Non importa se con l'Italia o con la " Venezia Giulia".
mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?