Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Il futuro non deve essere di chi vuole ritornare al passato.Per questo è importante dire no al dannunzianesimo

"Se il tuo progetto per il futuro è tornare nel passato, allora non dovresti guidare alcun Paese". Queste le parole espresse nel corso dell'intervista su Sky da Yuval Noah Harari, tra i più grandi pensatori contemporanei. Intervista dove, da storico, rileva che la storia è mutevole, in continuo cambiamento. " Le maggiori preoccupazioni del passato gradualmente sono cambiate a seconda della situazione. 400 anni fa, nel XVI o XVII Secolo, la preoccupazione di tutti in Europa era la grande battaglia tra Protestanti e Cattolici – la Riforma e la Controriforma. Oggi non importa quasi a nessuno. Persino i religiosi non sono così interessati a questa divisione. Abbiamo voltato pagina." 

E di tentativi di ritorno al passato ve ne sono, a bizzeffe, a partire da chi celebra eventi nefasti per la storia, che hanno martoriato soprattutto il secolo breve, dal quale si fatica a staccarsi in modo decisivo. Siamo legati da una sorta di cordone ombelicale nostalgico al '900, forse perchè fa paura quello che si sa che non sarà. 

D'altronde, come riconosce lo stesso Harari "è la prima volta nella Storia che ignoriamo anche le cose più basilari. Per prima cosa dovremmo essere onesti con noi stessi e con i nostri figli. Dire loro e dire a noi stessi: non sappiamo come sarà il mondo nel 2050. Nel corso della Storia si poteva ignorare quale sarebbe stata la situazione politica dopo 20-30 anni. Ma almeno si poteva prevedere suppergiù il mercato del lavoro e le qualifiche che sarebbero state necessarie. Oggi, se pensiamo a come sarà il mondo tra 30 anni, nessuno sa come sarà il mercato del lavoro. Nessuno sa che qualifiche saranno necessarie. Perciò non sappiamo cosa insegnare di preciso ai giovani di oggi. La scommessa migliore è insegnare ai giovani a studiare, essere sempre flessibili." Il tutto in un mondo che rischia di sfasciarsi in modo catastrofico.  
"Oggi ci sono principalmente tre problemi nel mondo: la possibilità di una guerra nucleare, il collasso ecologico, soprattutto i mutamenti climatici, e infine la tecnologia “destabilizzante”, cioè l’ascesa dell’intelligenza artificiale, della bio-ingegneria, che destabilizzeranno completamente economia, società e perfino il corpo umano." 

Va tagliato il cordone ombelicale con il passato, per contrastare sentimenti nostalgici che non faranno il bene dell'umanità, come la celebrazione dell'occupazione di terre altrui, come Fiume, osannando personaggi come D'Annunzio che la storia e il tempo hanno già condannato e che più di qualcuno cerca di riesumare e riabilitare . 

mb

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