Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

Basta con la solitudine di Saba a Trieste. E' arrivato il momento di affiancargli l'amico Giotti

Amici, intimi, Saba e Giotti. Due espressioni enormi della cultura italiana e triestina. Li dividerà la morte, che li riunirà nel girone paradossale della vita, neanche a distanza di un mese verso quell'infinità dalla quale osservano la loro amata e odiata Trieste, dall'alto, in quel lontano 1957. Saba se la riderà  mentre spia lo stalker ossessionato dalla sua pipa e bastone, magari mentre assapora uno dei risotti vegetariani preparati da Giotti. Una ricetta segreta si racconta, che probabilmente starà custodendo gelosamente anche di là.  Parliamo di quella statua, che fa parte del triangolo letterario triestino, con Svevo e Joyce, che rischia di essere mescolato con quel virus alieno alla storia culturale e letteraria di Trieste, ma legato alla città solo per la sua veste peggiore, nazionalistica e reazionaria. D'Annunzio. Eppure, la solitudine di Saba è arrivato il momento di accantonarla. Perchè sarebbe ora di porre accanto a Saba la statua del suo grande amico, Virgilio Giotti, considerato come il il maggior poeta in dialetto triestino, premiato nel 1957 dall'Accademia dei Lincei. Entrambi con la pipa, entrambi legati da una storia che è arrivato il momento di saldare e unire, come un tempo.

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