Nel 2026, 80 anni dalla strage di Vergarolla, come per la strategia della tensione, senza verità, anche se non si era più in Italia

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  Ancora oggi non c'è una lapide istituzionale che ricordi a dovere le vittime della strage di Vergarolla di cui non si conosce il numero esatto dei morti, 64 furono  le vittime identificate. Quanto accaduto il 18 agosto del 1946 ha lasciato il segno indelebile nella storia delle complesse vicende del confine orientale spesso strumentalizzate per revisionismi storici, nazionalismi nostalgici, che nulla c'entrano con la verità e la giustizia negata alle vittime di quel fatto drammatico. Come accaduto durante lo stragismo neofascista durante la strategia della tensione, praticamente non vi è stata alcuna verità, nessuna inchiesta degna di nota. Solo supposizioni, teorie, ipotesi, spesso istanze degne di ultras più che di seguaci della verità. Quel fatto tragico è stato chiaramente utilizzato dalla retorica revisionista per le proprie battaglie ideologiche anticomuniste e contro la Jugoslavia comunista di Tito. Quando accadde quel fatto, Pola, era una zona enclave all'interno ...

Basta con la solitudine di Saba a Trieste. E' arrivato il momento di affiancargli l'amico Giotti

Amici, intimi, Saba e Giotti. Due espressioni enormi della cultura italiana e triestina. Li dividerà la morte, che li riunirà nel girone paradossale della vita, neanche a distanza di un mese verso quell'infinità dalla quale osservano la loro amata e odiata Trieste, dall'alto, in quel lontano 1957. Saba se la riderà  mentre spia lo stalker ossessionato dalla sua pipa e bastone, magari mentre assapora uno dei risotti vegetariani preparati da Giotti. Una ricetta segreta si racconta, che probabilmente starà custodendo gelosamente anche di là.  Parliamo di quella statua, che fa parte del triangolo letterario triestino, con Svevo e Joyce, che rischia di essere mescolato con quel virus alieno alla storia culturale e letteraria di Trieste, ma legato alla città solo per la sua veste peggiore, nazionalistica e reazionaria. D'Annunzio. Eppure, la solitudine di Saba è arrivato il momento di accantonarla. Perchè sarebbe ora di porre accanto a Saba la statua del suo grande amico, Virgilio Giotti, considerato come il il maggior poeta in dialetto triestino, premiato nel 1957 dall'Accademia dei Lincei. Entrambi con la pipa, entrambi legati da una storia che è arrivato il momento di saldare e unire, come un tempo.

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