La Venere, gli stracci e la misura del tempo

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    Ma capite la genialità? Bisogna figurarsela, quella scena, perché noi spesso ce ne dimentichiamo.Siamo innanzi ad un qualcosa di magistrale che continua a stupire continuamente dagli anni Sessanta. C’è un fondo nero, buio, assoluto. E poi, lì nel mezzo, questo fondoschiena bianchissimo. È la Ed è pazzesco, se ci pensate, perché qui – tra quell’oscurità e il marmo contaminato – Michelangelo Pistoletto non sta solo facendo un'opera d’arte. Sta mettendo in scena il cortocircuito di una società spietata, che ha del tutto smarrito i suoi valori.  Ma come nasce un capolavoro?  La cosa meravigliosa – e qui sta la grandezza vera – è che quest'idea folle nasce quasi per caso. Un’intuizione estemporanea, casuale! E invece, da oltre sessant’anni, questa combinazione continua a colpire, a sbalordire chiunque la guardi. È una delle opere più significative e impattanti del nostro tempo.  E sapete perché? Perché a un certo punto l’arte smette di essere pura decorazion...

Occupata Fiume, venne dato l'ordine di arrestare D'Annunzio

Interessante leggere cosa riportavano alcuni quotidiani nazionali in merito all'occupazione di Fiume, fatto avvenuto proprio mentre erano in corso le trattative sulle sorti della città in quel periodo governata da più contingenti. La Stampa del 13 settembre 1919, riportava un titolo importante, ad effetto "un colpo di mano di D'Annunzio a Fiume". Dove emergevano notizie frammentate, e soprattutto le preoccupazioni del governo che andavano dal rischio di rappresaglia degli americani rischiando di far patire di fame l'Italia, alla denuncia di un complotto ai danni dello Stato che avrebbe avuto conseguenze incalcolabili per l'Italia. E si chiedeva pertanto l'arresto di D'Annunzio e il rimpatrio immediato in Italia. "Non bisogna dimenticare che a Fiume alla testa delle truppe italiane si trova il generale Pittaluga con una brigata di fanteria e uno squadrone di cavalleria. Ora al generale è stato impartito l'ordine di arrestare D'Annunzio e di rimandarlo in patria".

Quel Pittaluga con cui D'Annunzio ebbe un faccia a faccia, come racconta lo stesso "poeta soldato" in un testo che viene riportato in un reportage del Corriere di Napoli del 1954. D'Annunzio, si legge, visto che il Pittaluga aveva ricevuto l'ordine di non far passare la carovana dannunziana a Fiume, invitò il generale a sparare al petto di D'Annunzio indicando la sua medaglia d'oro e la placca di mutilato. Pittaluga, si legge, desistette, sostenendo che non avrebbe sparato sugli italiani. Nel Natale di sangue, invece, si racconterà una storia diversa, dove si spareranno tra di loro gli italiani, perchè per scacciare gli occupanti della città, il Regno d'Italia fu costretto a sparare contro i legionari. Nello scontro a fuoco durato cinque giorni ci saranno centinaia di feriti, una sessantina di vittime, tra cui anche un ragazzino di soli 12 anni, una delle diverse vittime civili coinvolte, in questa pagliacciata narcisistica come la definì Pasolini, che si pose da ponte tra la prima guerra mondiale e il fascismo. 

mb

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