Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Occupata Fiume, venne dato l'ordine di arrestare D'Annunzio

Interessante leggere cosa riportavano alcuni quotidiani nazionali in merito all'occupazione di Fiume, fatto avvenuto proprio mentre erano in corso le trattative sulle sorti della città in quel periodo governata da più contingenti. La Stampa del 13 settembre 1919, riportava un titolo importante, ad effetto "un colpo di mano di D'Annunzio a Fiume". Dove emergevano notizie frammentate, e soprattutto le preoccupazioni del governo che andavano dal rischio di rappresaglia degli americani rischiando di far patire di fame l'Italia, alla denuncia di un complotto ai danni dello Stato che avrebbe avuto conseguenze incalcolabili per l'Italia. E si chiedeva pertanto l'arresto di D'Annunzio e il rimpatrio immediato in Italia. "Non bisogna dimenticare che a Fiume alla testa delle truppe italiane si trova il generale Pittaluga con una brigata di fanteria e uno squadrone di cavalleria. Ora al generale è stato impartito l'ordine di arrestare D'Annunzio e di rimandarlo in patria".

Quel Pittaluga con cui D'Annunzio ebbe un faccia a faccia, come racconta lo stesso "poeta soldato" in un testo che viene riportato in un reportage del Corriere di Napoli del 1954. D'Annunzio, si legge, visto che il Pittaluga aveva ricevuto l'ordine di non far passare la carovana dannunziana a Fiume, invitò il generale a sparare al petto di D'Annunzio indicando la sua medaglia d'oro e la placca di mutilato. Pittaluga, si legge, desistette, sostenendo che non avrebbe sparato sugli italiani. Nel Natale di sangue, invece, si racconterà una storia diversa, dove si spareranno tra di loro gli italiani, perchè per scacciare gli occupanti della città, il Regno d'Italia fu costretto a sparare contro i legionari. Nello scontro a fuoco durato cinque giorni ci saranno centinaia di feriti, una sessantina di vittime, tra cui anche un ragazzino di soli 12 anni, una delle diverse vittime civili coinvolte, in questa pagliacciata narcisistica come la definì Pasolini, che si pose da ponte tra la prima guerra mondiale e il fascismo. 

mb

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