Il disastro ferroviario tra Monfalcone e Ronchi evitato per un soffio

Provate a immaginare la scena, perché è una storia straordinaria e, al tempo stesso, assolutamente agghiacciante. Siamo nel mese di ottobre del 1981, precisamente  alla stazione di Nabresina, è sera, sono circa le dieci di un giorno qualunque. C'è la solita routine ferroviaria: gli operai stanno eseguendo delle manovre di routine per spostare sedici vagoni merci da un binario all'altro. Niente di speciale, lavoro quotidiano. Solo che a un certo punto la locomotiva addetta alla manovra dà una spinta. Ma non una spinta normale, prudente: dà una spinta tremenda , un colpo secco, decisamente troppo forte. E succede  una cosa pazzesca, che questi sedici vagoni, stracarichi di merci, superano il segnale di sosta e partono. Da soli. Senza motrice, senza frenatori a bordo, per pura forza d'inerzia! E imboccano la linea verso Monfalcone-Ronchi, che in quel tratto è in discesa. Invece di rallentare,  raggiungono i vagoni una velocità incredibile. Da mettere i brividi. Questi v...

Occupata Fiume, venne dato l'ordine di arrestare D'Annunzio

Interessante leggere cosa riportavano alcuni quotidiani nazionali in merito all'occupazione di Fiume, fatto avvenuto proprio mentre erano in corso le trattative sulle sorti della città in quel periodo governata da più contingenti. La Stampa del 13 settembre 1919, riportava un titolo importante, ad effetto "un colpo di mano di D'Annunzio a Fiume". Dove emergevano notizie frammentate, e soprattutto le preoccupazioni del governo che andavano dal rischio di rappresaglia degli americani rischiando di far patire di fame l'Italia, alla denuncia di un complotto ai danni dello Stato che avrebbe avuto conseguenze incalcolabili per l'Italia. E si chiedeva pertanto l'arresto di D'Annunzio e il rimpatrio immediato in Italia. "Non bisogna dimenticare che a Fiume alla testa delle truppe italiane si trova il generale Pittaluga con una brigata di fanteria e uno squadrone di cavalleria. Ora al generale è stato impartito l'ordine di arrestare D'Annunzio e di rimandarlo in patria".

Quel Pittaluga con cui D'Annunzio ebbe un faccia a faccia, come racconta lo stesso "poeta soldato" in un testo che viene riportato in un reportage del Corriere di Napoli del 1954. D'Annunzio, si legge, visto che il Pittaluga aveva ricevuto l'ordine di non far passare la carovana dannunziana a Fiume, invitò il generale a sparare al petto di D'Annunzio indicando la sua medaglia d'oro e la placca di mutilato. Pittaluga, si legge, desistette, sostenendo che non avrebbe sparato sugli italiani. Nel Natale di sangue, invece, si racconterà una storia diversa, dove si spareranno tra di loro gli italiani, perchè per scacciare gli occupanti della città, il Regno d'Italia fu costretto a sparare contro i legionari. Nello scontro a fuoco durato cinque giorni ci saranno centinaia di feriti, una sessantina di vittime, tra cui anche un ragazzino di soli 12 anni, una delle diverse vittime civili coinvolte, in questa pagliacciata narcisistica come la definì Pasolini, che si pose da ponte tra la prima guerra mondiale e il fascismo. 

mb

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