La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

Se ritorna il pugno chiuso



Heather Parisi saluta il pubblico in prima serata su Rai 1, con il pugno chiuso. Rivendica il gesto. E' per la difesa dei diritti dei diversi. Un gesto politico, di lotta. Ma non significa, per questo, essere comunisti. Un gesto che nella semplificazione del linguaggio potrebbe essere letto così, ma non è così. Almeno non sempre. Di pugni chiusi se ne son visti diversi nel corso del tempo, in più ambiti ed hanno fatto più o meno discutere. Come quello di Toninelli, che era un segno di vittoria per un traguardo politico raggiunto. Un pugno chiuso nell'aula del Parlamento non si vedeva probabilmente da chissà quanto tempo. Ma non aveva niente di comunista. Come quello di Fico, nel giorno della festa della Repubblica, anche lì si è puntualizzato che non aveva niente di comunista. Comunista e di lotta sarà quello, invece del Sindaco di Riace, il cui modello è stato demolito dalla ruspa salvinista, di lotta e resistenza femminista sarà quello di Asia Argento, di lotta sportiva sarà quello di Klopp, in un Liverpool tradizionalmente di sinistra e sempre dalla parte dei diritti. Paolo Sollier, nel '75 disse: «Dov'è scritto che un calciatore non debba avere idee?» E in campo entrava con il pugno chiuso, comunista. Una delle prime espressioni di questo pugno sembrano risalire a metà dell'800, divenne l'icona della sinistra, dell'Internazionale Comunista, del contrasto al Franchismo, al fascismo, ma il pugno chiuso alzato non è sempre un simbolo di sinistra, guardando alla sfera politica. Esiste anche quello fascista americano, dei suprematisti il cosiddetto “Aryan fist” è utilizzato dai suprematisti bianchi. Insomma, ritorna il pugno chiuso, sembrava destinato all'archivio, alla memoria storica, ma a quanto pare, pur in ambiti diversi e con significati eterogenei, ritorna, senza timore.
mb

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