I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Peteano, una strage oramai dimenticata. Cosa si insegnerà nelle scuole?

47 anni da quel 31 maggio 1972, quando tre militari dell'Arma, richiamati sul posto da una segnalazione telefonica partita a quanto pare dal bar Nazionale di Monfalcone furono dilaniati da un'esplosione della 500 bianca, alle 23.26, in quello che ora è il piazzale al carabiniere, al km 5 Antonio Ferraro, Donato Poveromo e Franco Dongiovanni. Rimasero feriti Angelo Tagliari e Giuseppe Zazzaro. 

"C’è una 500 bianca vicino alla ferrovia, sulla strada per Savogna, con due fori sul parabrezza". 


Questo il messaggio della telefonata.  Strage che ancora oggi ha punti grigi, che cadeva nel cuore della strategia della stagione, in una zona strategica, a pochi passi dal confine jugoslavo, tra le altre cose. Una strage dimenticata, come tante altre, che si riducono alle solite cerimonie, di ricordo, brevi, formali. Basta fare una ricerca in rete per capire quanto sia stato rimosso questo fatto. Poco o nulla.
Così va la storia, così va la società, così va il tempo. Chissà nei libri di scuola quando si studieranno questi fatti, d'altronde come verranno spiegati, se ancora oggi non c'è una verità piena? Su fatti che hanno colpito anche un territorio, come quello del FVG che ne ha viste di cotte e di crude ed era in primo piano anche nei fatti successivi alla seconda guerra mondiale? Gladio docet...

mb

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