L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

Nell'Egitto dove i turisti rimangono scioccati per le violenze strazianti sui cavalli, cammelli e muli


 

Il NYTimes,non un giornale qualunque, riporta una denuncia importante, in quell'Egitto che vede circa il 20% della propria economia essere fondata sul turismo. Una denuncia che evidenzia un maltrattamento diffuso nei confronti dei cavalli.  Si legge: "Per anni, il senso di meraviglia vissuto dai visitatori dei grandi siti egiziani, come le piramidi di Giza o la Valle dei Re a Luxor, è stato rovinato da scene di crudeltà strazianti verso gli animali che vi lavorano .In messaggi indignati su Facebook o in e-mail ai gruppi per i diritti degli animali egiziani, hanno descritto cavalli collassanti, cammelli malaticci e muli emaciati. Un vivace mercato di cammelli al di fuori del Cairo, dove i turisti pagano una tariffa per scattare foto, con percosse di cammelli e animali con facce insanguinate."
E parte l'invito al  boicottaggio. Come sollevato dal gruppo People for the Ethical Treatment of Animals, o PETA, che invita i turisti a boicottare l'utilizzo degli  animali da lavoro nei principali siti turistici egiziani. 
 
L'Egitto è un Paese dove i diritti non sono di casa, diritti umani, diritti verso gli animali, un Paese retto da un sistema governativo dittatoriale legittimato dalle più importanti democrazie occidentali, e che andrebbe boicottato, almeno fino a quando le cose non prenderanno una piega diversa, che potrà realizzarsi solo attraverso una rivoluzione, un ribaltamento dello stato delle cose. Un Paese dove è stato massacrato un ricercatore, come Giulio Regeni, e che da tre anni a questa parte mente in modo spudorato, compromettendo la via della verità e giustizia, perchè altrimenti dovrebbe condannare quel sistema criminale che lo ha ucciso se stesso, un paese dove si sparisce come si spariva in Argentina, dove i giovani egiziani uccisi come Giulio sono tanti, troppi, senza giustizia e verità, dove esiste la pena di morte, dove chi si oppone alla dittatura viene considerato terrorista, bannato dalla rete, bandito dalla vita sociale e rientra nella lista nera egiziana, sempre più lunga da avvocati, ad attivisti, da giornalisti a blogger, a chiunque si attivi per cercare di battersi per la conquista di quel minimo grado di dignità umana che il popolo egiziano si merita. Perchè l'Egitto è un Paese meraviglioso, con delle bellezze pazzesche, uniche nel mondo, ma offuscate in modo clamoroso, dalle barbarie che si consumano verso i diritti umani che a quanto pare travolgono anche i diritti degli animali.
mb

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