L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Una Gorizia divisa dalla storia,nell'indifferenza della gente


Anche oggi, per l'ennesima volta, a Gorizia è andata in scena oramai la solita storia. Quella che una volta l'anno da qualche parte a questo tempo porta Gorizia alla ribalta regionale e qualche volta nazionale. Le altre volte capita o per la sagra Gusti di frontiera, o per qualche evento che non nobilita questa città dimenticata dall'Italia, nonostante tutti i proclami, gli amor patri proclamati ai mille venti. 
Piazze diverse, celebrazioni diverse, memorie diverse e divise. Da un lato, una piazza Vittoria dove diversi manifestanti aderenti per la maggior parte a partiti, associazioni e sindacati e gruppi antifascisti variegati, e varie individualità, giustamente denunciano quell'operazione che vorrebbe mettere in modo antistorico sullo stesso piano chi ha combattuto per la Resistenza e chi ha combattuto dall'altra parte della barricata con i nazifascisti. D'altronde se in Italia ciò avviene è perchè in questo Paese è mancata una propria Norimberga, un Paese che ha democratizzato il fascismo con le sue articolazioni, per contrastare il pericolo "rosso".
Le epurazioni in questo Paese sono avvenute al contrario. Ci sono stati momenti storici in cui le forze neofasciste avevano milioni di seguaci in Italia con doppia cifra. Oggi guardando i dati si parla dello 0, qualcosa. Cifra da prefisso telefonico. Ma è innegabile che certe istanze, a partire da quel pericoloso "prima gli italiani" sono state recepite da chi oggi è al governo grazie anche alle responsabilità politiche di chi ieri era al governo. Dall'altro lato i soliti gruppetti, le solite ritualità, numeri irrisori, che onorano la X Mas, con la solidarietà dei "fascisti del terzo millennio", i casapoundisti, ma legittimati da una cornice che non dovrebbe consentire la celebrazione di certe memorie ed iniziative. Perchè chi ha combattuto con i nazifascisti, per qualsiasi sia stata la motivazione, non può conoscere alcun tipo di riconoscimento nella Repubblica che ha una Costituzione nata dallo spirito che ha combattuto quelle forze e sconfitto quelle forze. Quel riconoscimento che a Gorizia invece c'è stato e continua ad esserci attraversando diversi "colori",centro, destra e anche un tempo la "sinistra". La cosa però che dovrebbe spingere a riflettere è che in una Gorizia divisa dalla storia e nella storia, c'è stata una indifferenza della gente e dei suoi cittadini che non può lasciare, invece, indifferenti, come se andasse in onda una sorta di rappresentazione scenica ed a distanza ad osservare, da spettatori e non da attori. Sia nell'una che nell'altra direzione.
mb

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