Il FVG e quella verità e giustizia negata ma non dimenticata in oltre vent'anni di storia


Guardando agli ultimi vent'anni, purtroppo il FVG ha dovuto fare i conti, amaramente, con delle tragedie, dei drammi, delle vicende, orrende. Che hanno travolto famiglie, spezzato la vita di chi ancora aveva sogni e progetti o era solo all'inizio del proprio viaggio di cui aveva appena iniziato ad assaporare il gusto. 
Ad esempio nel gennaio del 1994. Marco Luchetta, Dario D'Angelo e Alessandro Ota vengono uccisi a Mostar da una granata. Venne aperta un’inchiesta. Ma archiviata. Nessuno ha mai tolto il dubbio che l'uccisione da parte delle forze croato-bosnianche fu intenzionale. Si sapeva della presenza di questi giornalisti a Mostar est. Ma alla fine pare aver prevalso che furono tra le tante vittime di quei maledetti bombardamenti a cui era sottoposta Mostar est.
Sempre nel 1994.  Siamo nel mese di marzo. Due mesi dopo i fatti di Mostar. Miran Hrovatin insieme a Ilaria Alpi verrà ucciso mentre si trovava a Mogadiscio come cineoperatore del TG3 per seguire la missione UNOSOM II dell'Esercito italiano nella guerra civile somala e per un'indagine sul traffico di armi e rifiuti tossici illegali . Ancora oggi la verità e giustizia non è stata fatta. Mentre i depistaggi, le menzogne, e le ingiustizie sono state all'ordine del giorno in questa incredibile e drammatica vicenda.
31 gennaio 2015.  William Klinger storico croato. Noto per i suoi studi sulla Jugoslavia di Tito. Venne ucciso il 31 gennaio 2015 a New York sul bordo della piscina dell'Astoria Park al Queens dallo statunitense di origini fiumane Alexander Bonich, suo amico, con due colpi di pistola (uno alla schiena e uno alla nuca), in seguito a una lite. Questa la versione ufficiale. Ma ancora dei dubbi sussistono, altre piste non sono state escluse a priori. E dunque anche in questo caso non si può ancora parlare di verità e giustizia fatta fino a quando i dubbi non saranno del tutto sradicati.
25 gennaio 2016/ 3 febbraio 2016. Giulio Regeni. Rapito all'uscita di una metropolitana giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. Le telecamere a circuito chiuso avrebbero forse potuto, se il loro contenuto fosse stato messo a disposizione immediatamente, mostrare Giulio venire avvicinato e poi rapito nella stazione d’ingresso o in quella di uscita della linea 2 della metropolitana del Cairo, o nelle loro prossimità. Ciò non è mai avvenuto. Il corpo verrà ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo, nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani.  Il corpo abbandonato in un fosso lungo la strada del deserto Cairo-Alessandria, alla periferia del Cairo venne ritrovato mentre era in corso una missione diplomatica di carattere industriale con il governo italiano. Il corpo di Giulio presentava evidenti segni di tortura. Da quel momento, solo calunnie, menzogne, depistaggi, ostruzionismi e ritorsioni da parte egiziana con cui l'Italia continua a relazionarsi come se niente fosse successo, salvo spendere ogni tanto qualche parola, diventata oramai frivola. 

Casi diversi,situazioni diverse, che tracciano in questi ultimi vent'anni quella mancanza di giustizia e verità piena o neanche sfiorata per alcuni cittadini del Friuli Venezia Giulia.  Non sono state queste le uniche vittime. Nel tempo ve ne sono state altre. Come vittime del terrorismo, dell'ISIS. Come Cristian Rossi e Marco Tondat, uccisi in un vile attentato a Dacca nel luglio del 2016, ad esempio.
Marco Barone

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