Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

FVG nuovamente caso nazionale, su Piazzapulita, dal corteo dei casapoundisti alla "caccia" ai migranti, alla "caccia" alla libertà




Raccontare il '900 è difficile. Ci vorrebbe un secolo per raccontare un secolo intero, o meglio il secolo breve. Forse il più complesso di sempre. Ma non abbiamo questo tempo. Un secolo, il '900, il più turbolento e violento dell'intera storia dell'umanità, quello che ha procurato più morti, distruzione, dolore e sofferenze su scala globale. Dittature in ogni dimensione, spazio. Ma è stato anche il secolo del riscatto, delle varie forme di resistenza, di ordini sociali avversi che si son contrapposti. Non abbiamo il tempo di raccontarlo a dovere, ma stiamo facendo i conti con ciò che è sopravvissuto a quel tempo. Ai fascismi di ieri, con i colori e le modalità del ventunesimo secolo. Come il corteo del 3 novembre di Trieste, in modo vergognoso autorizzato, e che ha visto, comunque una risposta di Trieste con 10mila manifestanti. Come non si vedeva da decenni. Su Piazzapulita è emersa tutta l'inquietudine che quel corteo ha rappresentato, immagine inquietante per la Trieste che sperava di lasciarsi il secolo breve alle spalle. Ma quel secolo breve è qui, nuovamente. O meglio, cerca di recuperare spazi e dimensioni. Viviamo in una società disastrata, scuole in stato pietoso, sanità in stato disastrato, il lavoro finito su chi l'ha visto, ed uno stato non in grado di affrontare e risolvere i suoi problemi, deve andare alla caccia delle streghe.
E le streghe di oggi sono i migranti. Contro cui scaricare tutto l'odio sociale e le colpe delle nostre colpe e responsabilità. Ed in FVG è emersa una sorta di caccia al migrante, come denunciato su Piazzapulita. Da respingimenti in stile effetto domino che partono dall'Italia e finiscono in Bosnia, dove la situazione è esplosiva.  Quando dalla Francia vennero i migranti spediti in Italia come pacchi, ribellione del popolo inferocito. Quando dall'Italia li rispediamo come pacchi in Bosnia, tramite Slovenia e Croazia. Silenzio. Tutto regolare. Tra smentite e altro, dopo l' inchiesta del Piccolo che portò alla luce questo fatto calò il silenzio. Ma Dopo quello che è emerso a Piazzapulita qualcuno una domanda se la farà?  Mancano solo le ronde per la caccia ai migranti in una regione militarizzata, che vorrebbe diventare fortezza nella grande fortezza europea, in quelle contraddizioni enormi che connotano una democrazia oramai in affanno. E tutto ciò è estremamente pericoloso. Ma anche caccia (nel senso di ricerca) alla libertà, da parte di chi non ha più nulla da perdere e tutto da conquistare, a partire da quella felicità, che nessun confine e frontiera potrà mai negare fino a quando si crederà ancora nei valori dei diritti umani, nonostante tutto.
Marco Barone

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