I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Un Paese senza spirito di umanità, è un Paese votato a quel male che pensavamo di aver sconfitto

Le leggi sono leggi, ciò che è legale non è detto che sia legittimo. Anche le leggi razziali furono legali, ma non per queste furono legittime. Viviamo in un tempo dove le parole chiave sono legalità, disciplina, fermezza. Un tempo si sarebbe detto ordine e disciplina. Siamo lì. Si censura ciò che infastidisce, ciò che può sollevare anche un minimo risveglio della propria sopita coscienza, per chi la coscienza ancora la possiede, si bandisce ciò che non è conforme al proprio pensiero, intraprendendo la via del pensiero unico, e cercando di motivare il tutto tramite scusanti ridicole, perchè non hanno a volte neanche il coraggio di rivendicare le proprie azioni, rischierebbero di essere sbeffeggiati dal resto del mondo che ci guarda inorriditi. Non è un momento facile per l'Italia, un Paese dove il razzismo che è stato sempre un problema, ora è coperto e legittimato dal sentimento dominante diffuso, un Paese dove si arresta, casualmente alla vigilia del 3 ottobre, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, chi coltiva quello spirito di umanità disobbedendo ad un sistema ingiusto che ha assassinato nel mare nostrum, come piace a qualcuno chiamare il Mediterraneo, diventato presto però mare mostrum migliaia di sventurati, la cui unica colpa era di essere povera, di colore e del continente "nero". Abbiamo perso lo spirito di umanità in Italia, un Paese che si è incattivito in modo profondo. Un Paese che non riuscendo ad affrontare in modo deciso i propri problemi, le proprie colpe e responsabilità, anche a causa di una mancata Norimberga, va alla ricerca sempre del capro espiatorio diabolico e perfetto. Ora l'Europa, ora i migranti, ora i "buonisti". La storia si ripete, ma non nello stesso modo, con sfumature diverse, con accenti diversi, ma il succo del tema, amaro, acerbo, aspro, sarà sempre lo stesso. L'Italia sta ritornando ad essere un Paese votato a quel male che abbiamo con estrema fatica sconfitto, o che pensavamo di aver sconfitto. Tutto ciò lascia sconcertati, basiti e forse impreparati ma soprattutto con un profondo senso di dolore, dentro. Cosa stiamo diventando?

Marco Barone

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