Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

Un Paese senza spirito di umanità, è un Paese votato a quel male che pensavamo di aver sconfitto

Le leggi sono leggi, ciò che è legale non è detto che sia legittimo. Anche le leggi razziali furono legali, ma non per queste furono legittime. Viviamo in un tempo dove le parole chiave sono legalità, disciplina, fermezza. Un tempo si sarebbe detto ordine e disciplina. Siamo lì. Si censura ciò che infastidisce, ciò che può sollevare anche un minimo risveglio della propria sopita coscienza, per chi la coscienza ancora la possiede, si bandisce ciò che non è conforme al proprio pensiero, intraprendendo la via del pensiero unico, e cercando di motivare il tutto tramite scusanti ridicole, perchè non hanno a volte neanche il coraggio di rivendicare le proprie azioni, rischierebbero di essere sbeffeggiati dal resto del mondo che ci guarda inorriditi. Non è un momento facile per l'Italia, un Paese dove il razzismo che è stato sempre un problema, ora è coperto e legittimato dal sentimento dominante diffuso, un Paese dove si arresta, casualmente alla vigilia del 3 ottobre, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, chi coltiva quello spirito di umanità disobbedendo ad un sistema ingiusto che ha assassinato nel mare nostrum, come piace a qualcuno chiamare il Mediterraneo, diventato presto però mare mostrum migliaia di sventurati, la cui unica colpa era di essere povera, di colore e del continente "nero". Abbiamo perso lo spirito di umanità in Italia, un Paese che si è incattivito in modo profondo. Un Paese che non riuscendo ad affrontare in modo deciso i propri problemi, le proprie colpe e responsabilità, anche a causa di una mancata Norimberga, va alla ricerca sempre del capro espiatorio diabolico e perfetto. Ora l'Europa, ora i migranti, ora i "buonisti". La storia si ripete, ma non nello stesso modo, con sfumature diverse, con accenti diversi, ma il succo del tema, amaro, acerbo, aspro, sarà sempre lo stesso. L'Italia sta ritornando ad essere un Paese votato a quel male che abbiamo con estrema fatica sconfitto, o che pensavamo di aver sconfitto. Tutto ciò lascia sconcertati, basiti e forse impreparati ma soprattutto con un profondo senso di dolore, dentro. Cosa stiamo diventando?

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?