Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Piove sempre sul bagnato. Serve un piano emergenziale nazionale per il Sud. Altrimenti non ci sarà futuro

Il Sud è in fase di svuotamento. Lo dicono i dati ISTAT, lo dice la realtà. Siamo sparsi per il mondo, siamo più meridionali sparsi per il globo che quelli che vivono nel Sud. L'Unità d'Italia c'è stata a prezzi elevatissimi, Garibaldi dalle parti del Sud non è mai stato amato, viste anche le repressioni aspre che hanno interessato i contadini. E poi una storia complessa, stupenda, ma anche drammatica, teatralità umana, tradizioni, religiosità profonda e genialità diffusa. Emigrazione costante, inarrestabile. Il Sud si svuota. L'assistenzialismo è stato un malanno, le mafie hanno radici profonde, dalla Sicilia alla Campania, passando dalla Calabria che al momento governa il primato tra le mafie italiane con la 'ndrangheta. Bellezza strepitosa nel Sud, ma violentata dal profondo degrado culturale e sociale. C'è chi resiste, chi ogni giorno lotta, ma non si può nascondere la realtà, la realtà è dolorosa. La rivoluzione in Italia sta partendo dal Sud. Non ci sarà destra o sinistra che terrà. Le precedenti politiche lo hanno ben evidenziato. Siamo arrivati alla frutta. Il momento in cui non c'è più niente da perdere è alle porte. In un Sud dove le emergenze si perdono. Trema la terra, perchè la natura fa il suo corso, tra faglie e vulcani attivi sottomarini e non,dall'Etna, al Vesuvio allo Stromboli, peggio di così non poteva essere. Piove e si determinano disastri in zone dove il dissesto idrogeologico è una calamità umana perchè la responsabilità è dell'uomo. E ogni volta si ripetono sempre le stesse scene con vittime innocenti e tragedie famigliari enormi, che rimarranno dopo che i fari mediatici si spegneranno nell'intimità di quel dolore privato non misurabile.

Serve un piano emergenziale per il Sud, altrimenti non ci sarà futuro. Non c'è visione, non c'è progettualità, non c'è niente. Si vive alla giornata, si campa al momento. Ci sono tante risorse e modelli a cui guardare nello stesso Sud, di persone che invece di lagnarsi si danno da fare, lottano contro la miseria umana o disumana che vuole il male del Sud. Senza visione non c'è futuro, ed allora siate onesti, ditelo ai siciliani, ai calabresi, ai campani, i pochi rimasti, che fanno bene a fare le valigie, ad emigrare, perchè nel Sud non c'è futuro. Ma guardate, che se fallirà il Sud, fallirà l'Italia intera.

Marco Barone

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