Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Chiusura dei negozi nei giorni festivi. Il FVG fa retromarcia rispetto al passato. Approva mozioni per limitare aperture

I grandi centri di distribuzione espongono a bella vista la scritta a caratteri cubitali, aperto di domenica, a significare che non chiudono mai. Il FVG è stata una delle regioni più liberali d'Italia in tal senso. Arrivando a prevedere fino a 29 domeniche di apertura ogni anno a partire dalla legge regionale del 2005. Poi arriverà il Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, con Legge n. 214/2011, ed il Governo Monti normerà la liberalizzazione degli orari e delle aperture degli esercizi commerciali senza eccezioni e su tutto il territorio nazionale.
Che il FVG sia un concentrato di centri commerciali è un fatto notorio. E la provincia di Gorizia ha un primato non certamente positivo in tal senso. E quando i centri commerciali sono aperti non si può impedire alle persone di andare in questi luoghi. Troppi estremi hanno determinato disastri. Si creano città finte, outlet, si svuotano i centri storici veri, sempre più desertici. Ora il FVG ha deciso di invertire marcia. Almeno negli intenti. Approvate due mozioni che dovrebbero impegnare il Governo a regolamentare diversamente quella liberalizzazione selvaggia che non ha certamente fatto bene al Paese. Lo scopo è quello di rimettere la regolamentazione alle regioni, ma questo non significa che ciò possa essere sempre un bene. Ricordando quello che si è detto in premessa, il FVG è stata la regione che ha liberalizzato di più in Italia, ancor prima degli interventi centrali in tal senso. E' una questione di sensibilità e priorità. Le priorità in questo momento devono essere quelle di riuscire a tutelare quel piccolo commercio al dettaglio che è stato demolito dalla globalizzazione selvaggia. Il made in Italy oggi non significa più nulla, così anche tutto il resto come un piccolo e devastante effetto domino.

Marco Barone

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