Quando il Governo italiano definì la marcia su Fiume"contro la patria","deplorevole" e primo "atto militarista" d'Italia


Ieri, 12 settembre, in un telegramma, di cui chiaramente non si leggeva l'ora, ma che dovette essere spedito alle ore 13 circa, fu annunziata dal generale Pittaluga la partenza da Monfalcone di parte di un battaglione di granatieri, già a Fiume, con camions, e che 300 giovani del battaglione fiumano erano partiti per incontrarlo, rigenerale Pittaluga soggiungeva che andava loro incontro per fermarli, che nessun atto erasi fino allora compiuto contro gli alleati, che aveva proibito ogni manifestazióne o riunione e che avrebbe agito energicamente. Chiedeva rinforzi di carabinieri. Alle ore 13.15 il generale Pittaluga telegrafava che granatieri e arditi con mitragliatrici ed autoblindate, insieme a Gabriele D'Annunzio, alle ore 11 e tre quarti, riuscendo a rompere ogni resistenza erano a Fiume.

Questo il primo telegramma sui fatti di Fiume di cui si darà lettura il 13 settembre del 1919 alla Camera  da parte del capo di Governo, nonché ministro dell'interno, Nitti. 

E diede lettura ad altri telegrammi che ben spiegavano cosa fosse successo in quelle concitate ore del 12 settembre del 1919

Ore 14.30

Il Ministero della guerra del generale Di Robilant comunicava la notizia della partenza avvenuta durante la notte, su 40 autocarri, di granatieri condotti da D'Annunzio per Fiume e che il battaglione fiumano volontario attendeva sulla linea di armistizio. Aggiungeva che il comando del XVI corpo d'armata aveva preso le misure per arrestarli; ma, essendo mancato un reparto e altre truppe della linea di armistizio, ciò non era avvenuto. Il generale. Di Robilant ordinava al Pittaluga il disarmo dei soldati e la riconsegna dei granatieri nelle truppe della linea di armistizio.

Ore 15.00
Alle ore 15 il generale Di Robilant, confermando il movimento, lo dichiarava tale da compromettere la nostra situazione internazionale, e domandava al Governo ogni appoggio per agire con la massima energia.

Ore 15.30

Alle ore 15.30 il generale Di Robilant telegrafava al ministro della guerra indicando le truppe con le quali si proponeva, oltrepassando la linea di armistizio, di agire contro le truppe che avevano defezionato. Qualora, egli diceva, non fosse valsa la persuasione, si disponeva anche ad agire con energia.


Ore 18.00  
Alle ore 18 il generale Di Robilant, in vista degli avvenimenti,sospendeva lo scambio di truppe lungo la linea di armistizio ed ordinava di approntare per la partenza alcune brigate.


Ore 22.30
Alle ore 22.30 il generale di Robilant, accusando ricevuta di un telegramma che io  gli avevo inviato, informava di aver emanato severe disposizioni, e che stava procedendo al concentramento delle forze
per una repressione energica. Soggiungeva che era in corso un' inchiesta per assodare le responsabilità e che oggi egli sarebbe stato a Fiume.

13 settembre 1919 

Ore 13.00  
Oggi 13 un fonogramma delle 4 del mattino del Comando dell'ottavo Corpo d'armata comunicava la partenza per Fiume del comandante della divisione di assalto,, del comandante del raggruppamento d'assalto e del comandante la brigata granatieri per indurre le truppe che si "erano allontanate a desistere dal loro insano proposito. 

A rischio primo scontro armato tra l'esercito italiano e disertori e legionari
Con altro telegramma, che giunse alle ore 7.15, lo stesso Comando comunicava di avere avuto notizie dal generale Pittaluga che alle 3.50 la nave Dante Alighieri partiva, dopo aver fischiato lungamente, provocato suono di campane e il risveglio della popolazione; ma aggiungeva che era rimasto a terra un certo numero di marinai e che il fiduciario delle truppe inglesi aveva preannunciato l'assalto alle loro caserme, che però non si è verificato. Il tenente colonnello Roncagli, capo di stato maggiore del generale Pittaluga, ritornando da Udine, dichiarava di avere incontrato a circa 12 chilometri da Fiume reparti del sesto artiglieria ed il battaglione ciclisti, già del presidio di Fiume, che ivi ritornavano.

2000 uomini entrati a Fiume senza avervi diritto
Il generale Ferreri, comandante le truppe di vigilanza lungo la linea di armistizio, era. in marcia per fermarli. D'Annunzio ha avvertito che intendeva insediarsi nella sede del Comando. L'ultimo telegramma giunto a mezzogiorno dice che la situazione, creata a Fiume dal colpo di mano, si giudica per il momento grave, perchè nella città si trovano circa 2,000 uomini che vi sono entrati senza avervi diritto. (Commenti). Il generale Pittaluga chiedeva istruzioni e aggiungeva di essere deciso ad agire in tale guisa da evitare conflitti gravi. 


Questi i primi telegrammi che spiegavano cosa fosse successo. E Nitti non si risparmiò nei giudizi giustamente e comprensibilmente severi verso quella marcia eversiva che portò ad occupare una città non italiana, anche se vivevano diversi italiani, ma ciò non significa nulla e non può significare nulla e giustificare simili capricci nazionalistici, eversivi e antesignani del fascismo.

Marcia su Fiume atto deplorevole e di sedizione e contro la patria.
Quanto è avvenuto mi ha riempito di tristezza, ma anche di umiliazione, perchè per la prima volta è entrata nell'esercito italiano, sia pure per fini idealistici, la sedizione. L'esercito non ha che un solo dovere e una sola norma: obbedienza. Ogni altra parola, ogni altro consiglio, ogni altro suggerimento sono dannosi. Si tratta  dunque di un tentativo, che dinanzi all'Italia e dinanzi ai nostri alleati, ai quali invio una parola sincera di saluto, devo dichiarare deplorevole. Altra cosa è un'azione di volontari, altra è la partecipazione di soldati dell'esercito regolare. Il soldato che rompe la disciplina, sia pure per alti fini, è contro la patria. Chi lo induce, con blandizie, sia pure per fini non volgari, sia pure per tendenze idealistiche, ad atti di sedizione, mette il soldato contro la patria. 

Primo atto militarista dai tempi dell'Unità d'Italia
Ieri, dunque, il ministro della guerra diceva che in Italia fenomeni di militarismo non erano mai avvenuti. Sono dolente di dovere constatare oggi che questi fenomeni sono avvenuti ora per la prima volta.

Seguirà poi un caldo dibattito, vi sarà chi come Turati criticherà quell'atto, chi come Colajanni che era stato garibaldino sottolineerà la differenza tra Garibaldi e D'Annunzio, due soggetti non paragonabili.  Ben altra è oggi la condizione d'Italia,- e ben altro uomo fu Giuseppe Garibaldi, che non sia Gabriele D'Annunzio! disse, volendo rimarcare la grandezza di Garibaldi rispetto a ciò che era D'Annunzio e chi la difendeva quella marcia, come Celesia, che diventerà poi fascista come tanti legionari fiumani, e saranno soprattutto deputati che diventeranno fascisti a difenderla quella marcia che anticiperà  non a caso quella su Roma. 

Marco Barone

foto: distruzione di Fiume durante il natale di sangue che porterà alla morte di circa 60 persone, tra militari e civili

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